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Continuando a contemplare il giardino altrui, non proveremo alcuna soddisfazione. Solo impegnandoci a coltivare il nostro giardino potremo assaporare pienamente il frutto della vita.

DAISAKU IKEDA.

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Ho sempre pensato che Battisti non facesse per me.
Forse sto invecchiando. Me ne accorgo, perché da un po’ di tempo mi rendo conto di ascoltare, guardare, sentire con occhi diversi e sensi nuovi. Perché, in fondo, un conto è avere spirito giovane, quello per affrontare la vita. e quello ce lo devo avere per forza. un altro conto è sentirsi già maturi; in fin dei conti la mia giovinezza è inziata così presto, sì. è come se fossi passata direttamente dalla culla all’età adulta. Come se fossi nata adolescente. dall’età della ragione ho avuto pochi anni di reale serenità. e adesso cerco di ricomporre pezzi di un’esistenza che, caduta a pezzi, grida per essere ricomposta. quello che sto facendo è questo. cercare la mia strada, capire le origini della mia malinconia. so cosa è successo, ma a volte vorrei darci un nome più preciso a tutta questa roba. la mia mente è un groviglio strano e oscuro. riuscirò a trovare un capo del filo, lo so. lo spero. ne sono sicura. ma davvero? vorrei più sicurezze, più “per sempre”, meno “forse”, “ma”, “non lo so”. meno no e più si. vorrei più affetto e più solidi abbracci. meno parole dure e fredde, più tenerezze. vorrei più carezze per sguardi, sguardi per carezze. vorrei agire di più e ragionare meno. vorrei che il cuore fosse il mio prediletto organo di senso.

Ora che ci penso vorrei un bacio da esquimese.

CAMILLO SBARBARO - TACI, ANIMA STANCA DI GODERE.

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all’uno e all’altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d’una rassegnazione disperata.

Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato…
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.

La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.

…ma che buffa che sei,
ogni cosa che fai
ha troppi strani motivi,
tranne una, e la sai: l’amore.
Ma che amore che sei,
ma che cara che sei,
quando dici “son due le anime mie”…

ALBUM: PIERO CIAMPI (1971).

“…Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere…”.

Scritta da Antoine Pol, cantata nella versione francese da Georges Brassens.

Di solito, preferisco rimanere a parlare entro i confini che conosco: libri, poesie, buddismo, pensieri semplici e anche stupidi.

Ma altre volte, esco dai confini ed esprimo la mia opinione.

L’argomento in cui vorrei sconfinare oggi è la violenza, in particolare contro le donne. Ho letto la notizia della ragazzina indiana di 17 anni, scappata di casa per stare con un paria. Lei ,figlia di contadini, innamorata di un ragazzino pure lui, ma di una casta inferiore, la più bassa. Alla fine della storia, i fratelli e il padre l’hanno avvelenata, nella loro casa,  dopo averla tratta in inganno, facendole credere di acconsentire allle nozze. Poi l’hanno impiccata nel pollaio. Non c’è molto da dire su una storia come questa. Mi sono venuti i brividi e ho sentito la schifo. Ma, senza nemmeno andare troppo lontano nel tempo, ho subito pensato che anche io sono stata una vittima. E ancora, su quello che ho passato più di due anni fa, sento come se ci fosse sopra un grosso nebbione.  Per fortuna, ne sono uscita in tempo. Avevo un fidanzato che non sapeva come trattenere la mia verve verbale, preferiva ricorrere ai ceffoni (…) per farmi stare zitta, invece che instaurare un dialogo. Col beneplacito della sua mammina, perché, ebbene si, ero io che lo rendevo così cattivo e violento…

Ho trovato la forza di reagire e di mollarlo in tempo, nonostante già iniziassi ad avere sensi di colpa, perché si, è vero, in effetti ho la lingua lunga e mille altre scuse del cazzo che mi stavano venendo in mente. L’ho lasciato solo perché avevo paura di morire, magari battendo in uno spigolo; e paura che il mio corpo non fosse mai restituito ai miei genitori. Lo so è un pensiero assurdo, ma anche la situazione era abbastanza assurda già da sola.

Devo anche confessare un mio enorme errore, non l’ho denunciato, per varie ragioni, soprattutto perché non riuscivo ad odiarlo nemmeno dopo quelle cose. Ho preferito cancellare tutto. E col senno di poi lo farei, eccome se lo farei, se non altro per proteggere le povere sventurate entrate dopo di me nella vita del mio ex.

Un uomo che tocca una donna per farle del male è solo un debole, un essere indegno, frutto probabilmente di un’educazione sbagliata da parte dei suoi genitori, quei genitori che, per esempio, vanno da maestri e professori per lamentarsi di aver dato ai loro pargoli ingiuste, ingiustissime punizioni. QUEI GENITORI che non vogliono minimamenete rendersi conto di quanto i loro figli siano ignoranti umanamente e maleducati e che,soprattutto, non accettano di essere posti in giudizio loro stessi come educatori.

 In generale, dietro ai ragazzi/uomini più sensibili e intelligenti che conosco, ci sono delle grandi madri, delle donne forti che hanno impartito ai figli un’educazione vera, fatta sul rispetto, prima che su ogni altro valore. Vorrei anche io essere una madre così.

Anche per questo, ho deciso di praticare il mio buddismo. Noi giovani della mia associazione siamo abituati (grazie anche agli adulti che ci seguono molto da vicino) a prenderci responsabilità,ad aiutare, a non avere paraocchi e a non giudicare nessuno, ad avvicinarci alle persone per sostenerle, semplicemente per sostenerle, nel massimo rispetto (anche se a volte, naturalmente tutti possiamo sbagliare, siamo pur sempre umani).
Alla fin fine, sono fiera delle persona che sono, dell’educazione che ho ricevuto e della forma mentis che mi sto auto-addestrando ad avere.

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GIORGIO CAPRONI - SONO DONNE CHE SANNO.

Sono donne che sanno
così bene di mare

che all’arietta che fanno
a te accanto al passare

senti sulla tua pelle
fresco aprirsi di vele

e alle labbra d’arselle
deliziose querele.

Sfidarsi, e poi sfidarsi ancora, per realizzare i propri obiettivi e adempiere alla propria missione. Non arrendersi. Agire, imparare, dialogare e poi ancora imparare. Come risultato di questa costante e instancabile sfida, si spalancheranno davanti a noi vasti orizzonti inesplorati.

Daisaku Ikeda – La mappa della felicità – 12 maggio.

Desidero che i genitori siano buoni amici per i figli. Tutti i genitori amano i propri figli, ma ciò che intendo è che creiate con loro un rapporto di amicizia basato sul rispetto profondo della meravigliosa personalità.

La mappa della felicità – 12 Aprile.

Sebbene la vita sembri lunga, non è che la somma degli istanti vissuti. Siamo noi che la costruiamo attimo dopo attimo. Due sono le strade: migliorare la nostra vita o peggiorarla. Ciò dipende dalla determinazione di ogni giorno.

La mappa della felicità – 11 Aprile.