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Rebeca aspettava l’amore alle quattro del pomeriggio ricamando vicino alla finestra. Sapeva che la mula della posta arrivava soltanto ogni quindici giorni, ma lei l’aspettava sempre, convinta che sarebbe arrivata un giorno qualunque per sbaglio. Successe tutto il contrario: una volta la mula non arrivò alla data prevista. Pazza di disperazione, Rebeca si alzò a mezzanotte e mangiò manciate di terra nel giardino, con un’avidità suicida, piangendo di dolore e di furia, masticando lombrichi teneri e scheggiandosi i denti su gusci di lumache. Vomitò fino all’alba. Si sprofondò in uno stato di prostrazione febbrile, perse la conoscenza, e il suo cuore si aprì in un delirio senza pudore. Ursula, scandalizzata, forzò la serratura del baule, e trovò in fondo, legate con nastri color rosa, le sedici lettere profumate e gli scheletri di foglie e di petali conservati in libri antichi e le farfalle disseccate che al toccarle si ridussero in polvere.
Gabriel Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine.

Edifici a cui crollano le fondamenta. Fondamenta di sabbia e fango. Edifici costruiti al risparmio, che poi un bel giorno vengono giù e si portano dietro macerie e cumuli di disperazione. Spiagge in inverno lasciate a marcire, tronchi e rifiuti alla deriva, che poi ci si ricorda solo verso maggio di curarle e che ci sono anche loro. Parchi giochi per bambini ricoperti di piante rampicanti, arbusti e erba alta avviluppati agli occhi altrui in una rovina verde. Ecco. Certezze abbattute, cose/persone/oggetti cambiati e sovvertiti. Una me stessa aggrovigliata, che raramente offre spazi alla luce. E poi ci si mettono pure gli altri a darmi le bastonate. Perché gli altri muoiono e io non vorrei. Soprattutto quelle persone che sono le mie fondamenta. Mario Lodi, Jacques Le Goff e ora Garcia Marquez. Le fondamenta mie, le radici mie sono i libri e coloro che hanno scritti questi libri. Ho imparato a leggere da piccinissima. IL mio primo libro per bambini è stato Cipì, un vero libro. I miei capirono che sapevo leggere e mi presero Cipì. Poi divorai tutta la collana del Battello a Vapore. Immaginatevi un piuccolo mostro voracissimo che si mangia tutti quei libri per l’infanzia. Arrivata al termine, volevo di più. Andai in libreria e decisi di prendere un libro per grandi. Mi colpii per il nome esotico dello scrittore e anche per quel titolo: Cent’anni di solitudine. In fondo, anche se ancora non avevo ancora capito molto bene il mio stato, la solitudine è qualcosa che mi accompagna da sempre e forse, dentro, già l’ avevo avvertito.  Mentre il commesso cercava di protestare, dicendo che il libro non era adatto e, mentre i miei poveri genitori cercavano pure loro di dissuadermi, io ormai avevo deciso. Volevo proprio quel libro. Solo quello. E non solo perché nella copertina c’era una foresta. Alla fine tutti dovettero cedere e andai a casa, felice e contenta, pronta alla lettura. E, così, entrai in quel mondo magico, affascinante, avviluppante e sensuale, pieno di nomi tutti uguali, donne-sentimenti, uomini-uomini, e tante cose gigantesche per una bambina. Paesaggi lontani e atmosfere mitiche.
Ultimamente,  non ricordo bene dove e quando, sono incappata in una foto di Marquez. Il mio primo pensiero, istintivo, è stato questo: “È malato e non gli resta più molto”. Che fosse malato, probabilmente era cosa nota, ma io non lo sapevo. Ricordavo le foto di lui più giovane, paffuto, con quell’aria tipica di colombiano sornione e scuro. Quel giorno ero abbastanza allegra e quella foto mi ha fatto lo sgambetto. Mi ha teso un tranello. Mi ha portato la cupezza, così che, a casa, ho detto a mia madre questo sentimento. …Poi sono andata nel mio quaderno e ho scritto questa poesia di Auden, presa nel turbinio di malinconia.
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Black Label Society – In This River: http://youtu.be/c37MleFUMLM

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c’è quel momento della sera in cui inizia lo sbadiglio, in cui la tamarraggine mi ha sovrastato, in cui il vino rosso fa il suo effetto. in cui mi eclisso quei dieci minuti per pensare, per fumarmi una sigaretta goduta e meritata. Il mio premio. Premio per la mia sopportazione, per aver tenuto a freno la lingua, ma mai troppo, che la battutina esce sempre fuori. da sola. senza la mia volontà. lo giuro.
Premio per aver sorriso, per aver fatto una carezza sulla testa del bambino seienne che si addormenta sulla panca vicina al mio tavolo, genitori che mangiano e bevono e lui che non ce la fa più. ha gli occhi rossi e sbadiglia sbadiglia. Poi si acquatta e inizia a ronfare. ma, prima, io dal mio tavolo e lui dal suo abbiamo fatto il gioco di farci le “facce”.
ho iniziato io.

Solitudine. Condizione di chi ha il difetto di dire la verità e di essere dotato di buon senso.

Ambrose Bierce. Dizionario del diavolo, 19.

 

Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.

Eugenio Montale parla della Raccolta “Ossi di Seppia”.

Intervista immaginaria.

… Da ragazzo dovetti lasciare la scuola per dedicarmi interamente ad aiutare il mio maestro. Durante il periodo più critico, qualche anno dopo la guerra, Toda mi chiese di lasciare l’università per affiancarlo al lavoro. In cambio, promise che mi avrebbe insegnato tutto ciò che avrei avuto bisogno di sapere. Fedele alla parola data, mi invitava a casa sua ogni domenica per impartirmi personalmente delle lezioni e nelle pause dallo studio mi preparava addirittura il pranzo. A questa Università Toda studiai ogni materia possibile. In seguito, le sole domeniche non bastavano più, così cominciò a darmi lezioni in ufficio ogni mattina prima dell’orario di lavoro. Tutto questo andò avanti fino a poco prima della sua morte. Con straordinaria serietà e dedizione, Toda diede tutto ciò che aveva proprio a me, suo discepolo. Quant’è importante avere un maestro, quanto è magnifica la relazione tra maestro e discepolo! Sono convinto che le onorificenze accademiche che ho ricevuto in tutto il mondo siano il coronamento delle sue lezioni che ho ricevuto all’università Toda. In questo consiste lo spirito di maestro e discepolo della Soka Gakkai …

… Nel suo ultimo anno di vita Toda una volta mi prese per mano e disse con le lacrime agli occhi:” Ho vissuto una vita davvero meravigliosa, perché tu sei stato al mio fianco” …

da UNA RIVOLUZIONE DELLA LEADERSHIP – DAISAKU IKEDA.

Oh, Ele… ho fatto tanto daimoku perché volevo un buddista giapponese nella nostra città. Poi arrivi te con questa testa… il mio desiderio si è avverato!!!”.

IL MIO RESPONSABILE DI CAPITOLO GIOVANE UOMO COMMENTA IL MIO TAGLIO DI CAPELLI.

Ahahah, sempre meglio che mio padre! 😀

Uomini …

😀

Né i non buddisti né i nemici del Buddismo possono distruggere il corretto insegnamento del Tathagata, ma i discepoli del Budda possono senza dubbio farlo. Come dice un sutra, solo i vermi nati dal corpo del leone stesso possono cibarsene. Un uomo di grande fortuna non sarà mai rovinato dai nemici, ma può esserlo da coloro che gli stanno vicino”.

NICHIREN DAISHONIN (Awa1222-1282). GOSHO: LETTERA DA SADO in Gli insegnamenti di Nichiren Daishonin, vol. I pagina 267.

« [L’idea] viene da un paragrafo su un giornale il cui senso era: ti uccidi e fai un grande vecchio sacrificio cercando di ottenere la tua vendetta. Questo è ciò che finisci per ottenere, un paragrafo su un giornale. Diciassette gradi e nuvole in un quartiere suburbano. Questo è l’inizio del video e questa è la stessa cosa che si vede alla fine, non fa differenza… niente cambia. Il mondo continua e tu non ci sei più. La miglior vendetta è vivere e mettere alla prova te stesso. Sii più forte di quelle persone. Così puoi fargliela vedere. È più o meno quello che ho fatto io. Adesso tutti quelli che erano miei nemici vogliono essere miei amici. Non capiscono perché… non rispondo loro. »
EDDIE VEDDER.

Alla mia età altri dovrebbero essere i coming out importanti: di chi froda il fisco, di chi usa la politica per arricchirsi.
Comunque credo che chi ha una vita molto visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale.

GIANNI AMELIO.

Amelio è nato nel 1945 ed è un famoso regista italiano.

Ha fatto un documentario, che uscirà quest’anno, intitolato FELICE CHI È DIVERSO e tratta il tema del mondo omosessuale.

FELICE CHI È DIVERSO è anche il titolo di una poesia di Sandro Penna, il mio poeta preferito 🙂 e non è un caso… Penna era uno tra i pochi intellettuali gay dichiarati (vedi anche Pasolini) dei primi anni del 1900 e per questo venne duramente ostacolato anche dalla critica, che lo rimproverava di essere monotematico. IL suo canzoniere è prevalentemente composto di liriche d’amore ed erotiche verso uomini e ragazzi. Questo era considerato molto, molto, molto disdicevole. Ha raggiunto una discreta fama molto tardi, è quasi sempre vissuto in solitudine e povertà, anche se aveva amici quali Elsa Morante, Moravia ed altri nella cerchia romana intellettuale del tempo che cercavano di dargli una mano. Venne abbandonato a circa 14 anni dalla mamma e poi gli morì il padre pochi anni dopo, ritrovandosi solo al mondo; questi fatti furono forse all’origine dei suoi problemi successivi. Comunque, è un vero e proprio unicum della letteratura italiana del nostro Novecento. Non c’è nessuno che si possa paragonare a lui. Io riesco a trovare somiglianze solo prendendo a modello certi epigrammi dell’antichità classica. Ma questo è un mio gusto personale, ognuno può vederci quel che vuole.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

…passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore…

…Fra poco sarà mezzogiorno
E una gran tenerezza m’invade,
E una voglia di piangere senza perché.

 

da DALLA FINESTRA APERTA. ATTILIO BERTOLUCCI.

Raccolta: Sirio (1929).