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Ho aperto questo blog a venticinque anni, una piccola fragile creatura che aveva tanto subito, una canna piegata da un forte vento che ogni tanto si rialzava e poi ricadeva. Una creatura senza ispirazioni e ambizioni. Mai stata felice, insicura, una bambina triste e sofferente, ansiosa, sensi di colpa. Tutto questo fino al 2011: la persona più importante della mia vita, l’unica mia ragione di vita, muore, io cado in una depressione feroce. Anzi, a dire vero la seconda persona più importante della mia vita muore. Volevo morire anche io e nulla avevo senso. Mi sentivo una nullità. Il nulla. Una voragine nera.

Poi accade che dopo mesi decido di mettere il naso fuori casa e incontro una persona che avevo conosciuto anni prima e con la quale non avevo mai avuto una amicizia, anzi nutrivo per lei una forte antipatia. Quel giorno ci incontriamo e iniziamo a parlare, lei si rende conto del mio dolore immenso, nonostante apparissi normale. Noto che era cambiata, pensai: “Oh, cazzo, ma è diventata intelligente”. Glielo dissi. Da lì è nata la nostra grandissima amicizia e il mio percorso buddista (Devo ammettere che pensavo fosse stupida perché evidentemente non la conoscevo abbastanza. Sicuramente prima era più immatura, infatti la incontrai di nuovo che aveva già iniziato a praticare e sicuramente era migliorata moltissimo).

Lei ha un anno più di me, è bella e determinata, dal nulla si è creata un percorso e una missione, ha idee chiare e pulite, sta facendo carriera nel suo ambito lavorativo, lei che si è dovuta pagare gli studi e ha sempre lavorato, lei che si è sempre fatta il culo quadrato.

Io  non ho idee chiare, non ho finito la triennale, non so chi sono, cosa voglio fare.

Non voglio dire che lei sia migliore di me, io sono io, sono sette anni che lotto, che cerco di migliorare e in effetti ci sono anche riuscita. Ci ero riuscita, poi a Giugno sono ricaduta in una terribile depressione, fortissima. Sto meglio da pochissimo. Ho ricominciato a fare un po’ di daimoku, stasera andrò al meeting. Nel frattempo mi sono trasferita in un’altra città. Sono almeno riuscita ad uscire da quello stato in poco tempo, prima ci avrei messo il triplo. Ci sono riuscita da sola, i miei genitori continuavano a farmi sentire una merda, a dirmi quanto io sia grassa e brutta e inutile. Dovrei abituarmici ma non riesco, almeno non ora.

Cosa mi ha dato il Buddismo? Tanta consapevolezza e onestà con e verso me stessa. Io non ho paura delle mie ombre coi denti aguzzi, delle mie oscurità mostruose. Non ho paura di mostrarmi per come sono. Non ho paure di parlare delle mie debolezze, di chiedere aiuto.

A cosa mi serve la pratica? Ad uscire dalle situazioni di merda in poco tempo, a trovare il coraggio per farlo, ad illuminare i mostri, a trasformare il veleno in medicina, a trasformare la mia depressione in valore. Mi è venuta la depressione, un’altra. A cosa mi sono serviti gli sforzi con la pratica se poi mi sento male? Non ero diventata forte? Non credevo in me davvero?

A cosa mi è servita questa depressione? Proverò a spiegarlo.

Ho capito davvero, l’ho avuto chiaro, che mi sono sempre vista come mi vedono i miei genitori. Loro mi vedono grassa, con la cellulite, me lo fanno notare in qualsiasi momento. Di norma, riesco a fregarmene, ma in questa depressione non ci sono riuscita. Mi sono data degli schiaffi in faccia, per non darli a mia madre, per odio verso me stessa. Loro mi vedono inutile, incapace. In questi sette anni ho capito che non è così, io sono bella, colta, intelligente, posso arrivare dove voglio, se solo lo volessi. ecco, appunto. Una parte di me era rimasta ancorata comunque ai loro pensieri e la mia oscurità diceva che in fondo avevano ragione loro. Non ho finto, ma una parte di me restava lì. Grazie a questa depressione, una volta uscitane, una volta smesso di piangere e basta per mesi e mesi, e di darmi schiaffi da sola, ho capito tante cose.

NON SONO MAI STATA GRASSA, mi vedevo così perché mi vedevo attraverso i loro occhi e basta.

QUESTA DEPRESSIONE MI HA FATTO CAPIRE CHE IN QUESTI SETTE ANNI  io non esistevo davvero, esisteva una me impregnata del mio senso di colpa, del mio sentirmi in colpa, per essere nata con una malformazione, per aver passato tanto tempo in ospedale, per la morte di mio zio a sei anni, per la morte di mio cugino a ventuno, per aver sofferto di depressione, ansia e panico, per non somigliare alla me che avrebbero voluto i miei genitori, per i miei tumori, per i miei continui problemi di salute, per la mia creatività che voleva esplodere e invece dava fastidio e veniva tarpata in ogni modo e maniera.

Il buddismo dice che mi sono scelta  genitori, che se ho avuto i problemi è una questione di karma, che nessuna cosa brutta avviene quando non siamo pronti ad affrontarla, che le difficoltà vissute da giovani sono utili, perché forgiano la nostra personalità, in modo da diventare adulti forti e sicuri. Il buddismo dice che abbiamo tutti una missione, ognuno ha la sua. Soltanto la sua.

è vero, sapete?

La mia missione adesso la conosco: mostrare al mondo che nonostante le difficoltà, le incertezze, il non sapere chi sono, attraverso la lotta totale contro l’oscurità, io esisto e sono diventata una persona di valore che non teme nulla e va sempre avanti. La mia missione è far capire agli altri che nonostante le difficoltà io vado avanti e non mi arrendo, e così possono fare anche loro. Vivere è bello, nonostante tutto, è magnifico, e io lo voglio dire, lo voglio testimoniare, lo voglio gridare.

Radiohead – No surprises

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Ieri ho passato una giornata davvero brutta, ricolma di stanchezza, zero concentrazione e gran sonno. Poi mi sono dovuta richiappare, dovendo andare a sostituire una mia compagna di fede allo studio dei principi, rivolto soprattutto a chi da poco è buddista e ai curiosi. Ho saputo di quella sostituzione solo un’ora prima, ma ho comunque fatto il possibile per prepararmi al meglio, affinché poi potessi esporre in modo chiaro. Alla fine, sono tornata a casa più stanca che mai e desiderosa solamente di piombare nel letto.
In realtà, non so perché vi sto raccontando queste cose, volevo dirvi altro.

Ieri pomeriggio, ero molto triste e abbattuta, pensando a molte persone perse per strada e ad alcune che sto perdendo in questi giorni. Pensavo anche alla mia fatica di reggere tutti gli stress che mi stanno cadendo addosso. Pensavo a come io abbia sempre perso amici, invischiatisi in brutte compagnie. Ho perso la persona a me più cara per questo motivo. Soffro, a volte, pensando a come le persone spesso preferiscano avere altri amici rispetto a me e mi smollino magari per persone del tutto opposte a quello che sono io. Pensavo di essere pesante, insopportabile, lagnosa, sempre malinconica, certamente poco piacevole, con cui nessuno desidererebbe passare del tempo. Stavo rischiando di affogare nei brutti pensieri, quando ho deciso che forse sarebbe stato meglio leggere qualcosa del mio maestro, Ikeda. Quando sono giù di morale, prendo un suo libro e lo apro a caso; in genere, trovo sempre un brano che c’entra in modo pregnante coi miei pensieri, mi sento incoraggiata e sto meglio. Così è accaduto anche questa volta, riguardo ai brutti pensieri sulla cattive compagnie:
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Continuando a contemplare il giardino altrui, non proveremo alcuna soddisfazione. Solo impegnandoci a coltivare il nostro giardino potremo assaporare pienamente il frutto della vita.

DAISAKU IKEDA.

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Non c’è felicità più grande per gli esseri umani che recitare Nam-myo -ho-ren-ge-kyo. il sutra afferma: «Le persone lì (nella mia terra) sono felici e a loro agio». Felici e a loro agio sta a indicare la gioia che deriva dalla Legge. Tu sei ovviamente incluso fra le “persone” e “lì” indica il mondo intero, compreso il Giappone. «Felici e a loro agio» significa capire che le nostre vite, sia i nostri corpi che le nostre menti, noi stessi e il nostro ambiente, sono l’entità di ichinen sanzen e il Budda di assoluta libertà.
Non c’è felicità più grande che avere fede nel Sutra del Loto. Esso assicura «pace e sicurezza in questa vita e circostanze favorevoli nella prossima». Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino. Dopotutto nessuno può evitare i problemi, nemmeno i santi o i saggi. Semplicemente recita Nam-myoho-renge-kyo e, quando bevi saké, stai a casa con tua moglie. Soffri per quel che c’è da soffrire e gioisci per quello che c’è da gioire. Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita e continua a recitare Nam-myo -ho-ren-ge-kyo qualunque cosa accada. ln questo modo sperimenterai una gioia illimitata derivante dalla Legge. Rafforza la tua fede più che mai.

Con profondo rispetto,
Nichiren.

il 27 giugno del secondo anno di Kenji (1276).

 

Gosho: Felicità in questo mondo.

Cenni storici: questa lettera fu scritta a Minobu da Nichiren Daishonin  il 27 giugno del 1276 e indirizzata a Shijo Kingo, che in quel periodo stava affrontando il momento più difficile e pericoloso di tutta la sua vita: i suoi compagni d’armi stavano cercando un’occasione per ucciderlo e il suo signore continuava a disapprovare fortemente la sua fede. Questo Gosho è una delle numerose lettere che il Daishonin scrisse a Shijo Kingo per aiutarlo a mantenere la sua determinazione nel momento cruciale.

Shijo Kingo era un discepolo di Nichiren, samurai e medico.

N.b: Ichinen Sanzen..

Nessuno è meraviglioso quanto una madre. E nulla è più nobile del cuore di una madre. Spero che abbiate sempre care le vostre mamme. Chi prova un senso di gratitudine e apprezzamento verso i propri genitori è degno di rispetto. I sutra insegnano che la pratica buddsita è espressione fondamentale della devozione ai genitori. DAISAKU IKEDA.

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P.s: La frase della Mappa della Felicità di oggi dice così: “Non dimentichiamo mai la gratitudine verso nostra madre. Se questo accade, diventiamo arroganti e perdiamo di vista le cose fondamentali. Nel cuore di chi rispetta sinceramente sua madre nascono la giustizia e la pace”. DAISAKU IKEDA.

Ogni bambino ha una missione che solo lui può compiere. Possiede inoltre un talento particolare e il modo migliore per nutrirlo è mostrargli la nostra fiducia. Alcuni bambini sono precoci, altri invece hanno bisogno di più tempo per sbocciare rigogliosi. Ciò che conta è sostenerli con calore e incoraggiarli costantemente, con la convinzione che sicuramente un giorno il loro talento fiorirà. DAISAKU IKEDA.

P.s: la mappa della felicità è un libro contenente le frasi che il Presidente Daisaku Ikeda dedica ogni giorno alle donne 🙂

Giusto perché sono buddista, stavo andando a comprare la nuova edizione del Sutra del Loto in libreria. Sul sito Esperia c’è scritto così:

Sin dalla sua apparizione in Cina nel III secolo a.C. il Sutra del Loto è stato considerato una delle più importanti scritture del Buddismo Mahayana. Ricco di splendide immagini letterarie e di celebri parabole, rivela che la suprema illuminazione è inerente e accessibile a tutti gli esseri viventi. Per la prima volta viene pubblicata in italiano la versione tradizionalmente conosciuta come “Triplice Sutra del Loto”. Apre il volume il Sutra degli innumerevoli significati, considerato il prologo e articolato in tre capitoli; seguono il Sutra del Loto e il Sutra di Virtù Universale, che ne è l’epilogo.  L’edizione italiana si basa sulla traduzione inglese curata da Burton Watson, professore di Lingue e Culture Asiatiche alla Columbia University, uno dei massimi esperti di lingue orientali antiche, in particolare cinese e giapponese.

Ci tenevo ad avere quest’edizione, perché il Sutra del Loto è il libro su cui si fonda il mio tipo di Buddismo, il Buddismo di Nichiren Daishonin, praticato dalla associazione laica per la creazione di valore Soka Gakkai Internazionale. L’ho già letto molte volte, ma ci tenevo a leggerlo così: la copertina è bellissima, uno spettacolo per la vista e il contenuto è superbo in questa traduzione perfetta. Alla lettura, sembra più che altro una rappresentazione teatrale, dato che ci sono molti personaggi, ambientazioni magiche, parabole, incantamenti, meraviglie, gemme preziose, esseri divini, mostri ed, infine, i Bodisattva della Terra, cioè noi uomini comuni incaricati di propagare questo insegnamento finale, narrato qui da Shakyamuni, il Budda Originale.

I sutra sono gli insegnamenti orali che Shakyamuni, V secolo A.C, lasciò ai suoi discepoli e che questi, nei secoli successivi, trascrissero. Per la mia corrente, questo sutra è quello che racchiude l’insegnamento ultimo del Budda. Commentato quasi subito da innumerevoli saggi e monaci, fu Nichiren Daishonin (1222/1277) a capirne la vera portata rivoluzionaria e, sfidando i regnanti giapponesi che praticavano altre correnti, subendo attentati e persecuzioni, lottò tutta la vita per propagare ciò che aveva capito con lo studio, cioè che questo insegnamento ultimo può portare tutti gli uomini alla condizione del Budda, in questa vita, qui e ora, nel nostro corpo presente, anche se siamo donne e se nella nostra vita abbiamo compiuto azioni malvagie. Per molti altri sutra buddisti, una donna può diventare illuminata come Budda solamente rinascendo uomo, dopo eoni ed eoni di pratiche austere, dopo eoni ed eoni di rinascite e morti, per l’eternità. Nel sutra del Loto, c’è Ryunyo, la figlia del re dei Naga, cioè del Re dei Draghi, che diventa un Budda, solamente donando con cuore puro la sua gemma più preziosa a Shakyamuni, nonostante sia una femmina e un mostro. E poi c’è Devadatta, monaco malvagio che tenta di uccidere Shakyamuni, ma raggiunge l’illuminazione lo stesso, perché in una vita precedente fu colui che insegnò al Budda, allora nel corpo di un re, il Sutra del Loto. Queste due parabole vengono narrate nel XII capitolo e contengono la portata più rivoluzionaria di questa corrente Buddista. Invece, la frase sulla copertina non è altro che il voto del Budda, il suo più grande desiderio, quello che tutti gli esseri viventi possano diventare sereni come lui:

Questo è il mio pensiero costante: Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla Via Suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?.

A tale scopo, il monaco Nichiren istituì la recitazione di Nam Myoho Renge Kyo, che non è altro che il titolo del Sutra del Loto, e dipinse l’oggetto di culto “per l’osservazione della mente” su una pergamena, IL GOHONZON, che poi rappresenta la nostra vita e reca quella frase impressa in caratteri giapponesi al centro, dunque non rappresenta una divinità, anche perché nella mia corrente Shakyamuni è solamente un uomo davvero molto saggio, che vuole propagare la sua condizione a tutti noi. Ecco perché possiamo raggiungere la Buddità così come siamo.

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Dette queste cose, ci terrei a raccontare come, nel breve tragitto da casa mia alla libreria, la mia vita sia stata messa a rischio più volte da più di una persona spericolata alla guida.

Tenendo conto che stavo percorrendo una via abbastanza corta e stretta, ai cui lati sono posizionate nell’ordine  materne, elementari, un asilo nido, una biblioteca, giardinetti publici ricolmi di bambini, prima mi fermo per far attraversare delle mamme coi passeggini e vengo superata per ben due volte, dico due volte da ferma, da due macchina diverse, che hanno impedito il passaggio alle mamme, non avendole probabilmente nemmeno viste o “considerate”, poi vengo superata nuovamente, mentre stavo mantenendo il limite di velocità, anche vista la zona “delicata” dove mi stavo trovando. Dopo, un uomo è passato dritto e davvero veloce, non fermandosi allo stop, senza nemmeno rallentare, oltretutto guardando con aria di sfida quello davanti a me, che ha inchiodato e per un pelo non gli stavo per finire addosso.

Per ultima cosa, appena uscita dalla libreria, un uomo maturo in moto non si è fermato mentre stavo attrevaersando sulle strisce pedonali e mi ha praticamente schivata a un millimetro dai miei piedi. E per ultimissima, scena agghiacciante, l’autobus un po’ più avanti a me si ferma per far scendere i passeggeri,  il tizio in macchina dietro all’autobus inizia il sopasso, se non che  quasi travolge il ragazzo che, sceso, stava per attraversare anche’ egli sulle strisce, semi-nascosto sempre dal mezzo.

MI CHIEDO DAVVERO PERCHÉ A ‘STO MONDO CI SIANO PERSONE a tal punto INCIVILI E IMBECILLI da permettersi DI GIOCARE CON LA MIA VITA E QUELLA DI ALTRE PERSONE IGNARE!!! PERCHÉ!?!?

*elena è molto arrabbiata*

L’età non è una scusa per rinunciare. Se vi permettete di diventare passivi e vi tirate indietro sarete sconfitti. Può esistere un’età per il pensionamento nel lavoro, ma non nella vita. Allora come si può andare in “pensione” nel mondo della fede? La Legge buddista è eterna, permea le tre esistenze, mentre perenne giovinezza e vita eterna sono i benefici della fede. DAISAKU IKEDA.

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Da Buddismo e Società nr. 163. Estratto dalla spiegazione del presidente della Soka Gakkai e mio maestro Daisaku Ikeda dello studio di Aprile del Gosho La voce pura e risonante di Nichiren Daishonin.

N.b: Nichiren visse nel Medio Evo, per cui in quel periodo il Giappone era diviso in tanti piccoli “regni”, ognuno dei quali guidato da un signore feudale. Il presidente Ikeda, in un altro passo della spiegazione, ci spiega come oggi la sovranità risieda in ognuno di noi, in quanto viviamo in democrazie. Il maestro ci invita così a essere responsabili della nostra vita, in quanto è proprio dal miglioramento individuale che ha inizio kosen rofu. Kosen rufu nel suo più ampio significato significa operare per la pace di tutto il mondo, in concreto, a mio parere, questo non può avvenire se prima non determiniamo di portare serenità nel piccolo microcosmo che ci circonda: famiglia, università, lavoro, ecc.
Prima di tutto, kosen rufu deve partire dal nostro cuore, dal diventare persone consapevoli di quello che ci circonda ❤

Il Buddismo è ragione. Esso non è separato dalla società. E’ importante che ognuno di noi coltivi il buon senso e il discernimento. Dobbiamo rispettare e, allo stesso tempo, armonizzarci con gli usi comuni. Il nostro impegno tra la gente si basa sul rispetto della vita di ciascun individuo. Questo è lo spirito fondamentale della Soka Gakkai. DAISAKU IKEDA.
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