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Live at Sin-é (1993).

*.* amore puro *.*

« [L’idea] viene da un paragrafo su un giornale il cui senso era: ti uccidi e fai un grande vecchio sacrificio cercando di ottenere la tua vendetta. Questo è ciò che finisci per ottenere, un paragrafo su un giornale. Diciassette gradi e nuvole in un quartiere suburbano. Questo è l’inizio del video e questa è la stessa cosa che si vede alla fine, non fa differenza… niente cambia. Il mondo continua e tu non ci sei più. La miglior vendetta è vivere e mettere alla prova te stesso. Sii più forte di quelle persone. Così puoi fargliela vedere. È più o meno quello che ho fatto io. Adesso tutti quelli che erano miei nemici vogliono essere miei amici. Non capiscono perché… non rispondo loro. »
EDDIE VEDDER.

ALBUM: Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti (1987).

 

P.S: con un po’ di ritardo arriva il mio omaggio a Freak Antoni.

Non è che io sia proprio la persona migliore del mondo per fare questo genere di cose, anche perché l’ultima volta che sono andata a un funerale, invece che fare le condoglianze, sono uscita praticamente con una frase di felicitazioni… l’imbarazzo gioca bruttti scherzi…

comunque, sono cresciuta con un uomo come mio padre… per cui alla fine anche con queste canzoni, del tipo che a cinque anni, andavo in giro dicendo: “sbarbiba, sbarbina, sbarbina”… che ci volete fare, per me era una parola che suonava bene e fin da piccina avevo un buon orecchio!
Comunque sia, mio padre mi faceva sentire anche gli Squallor, senza contare che il suo hobby preferito è storpiare tutte le canzoni. Che figure di merda quando, alle elementari, le mie amichette mi chiamavano al telefono di casa.
E tutto questo a causa di quest’uomo, che ieri se n’è andato!

In realtà me ne esco spesso con battute demenziali, che in realtà però non vengono mai capite (forse perché non le so fare, ma io ci provo,ci provo e ci provo!!! Chissà che un giorno…) .
Così, da oggi, quando il malcapitato di turno mi chiederà da dove mi vengono certe sparate, dirò così: ” È tutta colpa di Freak Antoni, ma ormai è morto e non potete più prendervela con lui!”. Ecco!

“… Ci vediamo, torna pure a letto
domani arrivo, okay te lo prometto
e per favore stira la maglietta
c’è un concerto, mi serve quella rotta …”

…Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera…

La recitazione di Nam – myoho – renge – kyo è la pratica principale del Buddismo di Nichiren. Myoho – renge – kyo è il titolo del Sutra del Loto, al quale il Nichiren ha aggiunto il prefisso Nam, che significa “dedicare la vita”. Il significato letterale di Nam – myoho – renge – kyo è quindi il seguente: “dedico la mia vita alla mistica Legge del loto ” o “dedico la mia vita alla mistica Legge di causa ed effetto ”. In pratica, recitare Nam – myoho – renge – kyo risveglia il mondo di Buddità inerente alla nostra vita e lo fa risuonare con la Buddità dell’universo. Di seguito vengono analizzati uno ad uno i differenti ideogrammi ed i loro principali significati.

Nam; Namu (abbreviato in nam) deriva dal sanscrito namas, che significa lode, onore, devozione, e viene tradotto come “dedicare la propria vita”. Il suo significato è duplice: da un lato significa entrare in armonia con la Legge, dall’altro significa attingere da questa fusione l’energia e la saggezza necessarie a superare le difficoltà della vita.

Myoho; Letteralmente myo-ho significa “mistica Legge”. Myo (in sanscrito sad) si traduce con: mistico, senza pari, insondabile; rappresenta l’essenza della stessa vita. Ho (in sanscrito Dharma) si traduce in “Legge” e rappresenta tutti i fenomeni dell’universo, sia materiali che spirituali, che traggono sostanza da quell’essenza.

Renge; Renge è il fiore di loto, e rappresenta il principio di simultaneità di causa ed effetto (il loto è l’unica pianta in cui il fiore e il frutto compaiono simultaneamente).

Kyo; Questo carattere venne usato per tradurre il sanscrito sutra.

(da http://ilpesodellafarfalla.org/post/12028511513/nam-myoho-renge-kyo).

Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse

GIUSEPPE UNGARETTI – IN MEMORIA 

Raccolta: L’allegria (1916).

Supponiamo noi due
un amore nulla più
supponiamo un amore
che non voglio che vuoi tu
solo davanti a un bicchiere
mi aspetteresti la sera
supponendo un amore che non voglio che vuoi tu ?
Supponiamo un mattino
tu ti alzi e ami me
e che il tempo non passi
che non vivi senza me
tra tanta gente diversa
ritroveresti te stessa
supponendo che sola tu non vivi senza me ?
Supponiamo è gia tardi
devo andare ma non vuoi
supponiamo che cerchino
il mio viso gli occhi tuoi
arrossiresti nel viso
se mi rubassi un sorriso
supponendo che in fondo ciò che conta siamo noi ?
Amore
supponiamo dei giorni, inventare i ricordi
supponiamo un amore una volta soltanto
un amore che vuoi tu
Supponiamo una stanza
tu mi aspetti gia da un po’
il telefono squilla
dico forse non verrò
sapresti tacere il dolore
e non portarmi rancore
supponiamo che soffri perché amore non ti do ?

“…e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina.
E rimane lì, a bagnarsi ancora un pò,
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa…”

Omaggio a Cesare Pavese, uno dei miei miti 🙂
Stasera mi va così!
E poi questa canzone è la tenerezza ed io la adoro!

Colonna sonora di Django Unchained, film di Tarantino…

si, mi è piaciuto parecchio quel film 🙂