Archives for the month of: August, 2015

Profondo astio verso il 90% dei praticanti.
Sì, certo, siamo tutti dei Budda perfettamente dotati, ma gli zingari no, loro no,
i migranti nemmeno,
gli omosessuali così così.
Loro no.
Se ne stiano al paese loro.
Cosa vengono fare qui
A rubarci il lavoro
A rubarci l’aria che respiriamo
A rubarci il suolo patrio

L’incoerenza è il peggiore dei mali, specie se sei un buddista,
Specie se ti batti il petto coi bei valori,
Ma “quelli là” fanno schifo rubano puzzano.

MI DISSOCIO.

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Come facevo a sapere che questa è la felicità?

Era facile, vero?

Se me lo avessero detto prima …

Questa pioggia
Lava via
Sensi di colpa
Liste della spesa scritte a pennarello che colano dentro la tasca bagnata
Perché io non uso ombrelli
Lascio che la pioggia mi riempia di lacrime
Questa pioggia
lava via
i peccati
l’inutile senso del tempo
La vita che si incazza
Incurante di noi.
Noi e Basta.
La vita è qui
e adesso
(Come diceva W.W)
Possiamo contribuire
CON UN VERSO.

A parte molti centimetri di sedere in più, e di tette, a parte il naso e i capelli, qualcuno dice che ci somigliamo. Credo per gli occhi e la bocca. Basta. Mia madre ha un buon carattere, accondiscendente, paziente, tranquillo, un po’ ansioso ma nulla in confronto a me. Il nazismo l’ho ereditato da mio padre, così come l’incazzarmi per niente e gli scleri. La durezza è di mio padre. Di mia madre credo di avere ereditato la generosità e la tendenza a sacrificare me stessa per rendere felici gli altri. La malinconia è solo mia. La tendenza alla perfezione in quello che faccio è di mio padre. L’essere sulle nuvole solo mia, così come l’essere tanto disordinata e le parti più strambe di me. Io non somiglio a mia madre, ma un sacco di gente che conosceva me e non conosceva lei, e l’ha incontrata per caso, le ha chiesto se era mia madre. Poi mi hanno detto: “oh, sei identica a te mae, però lei ha il sedere piccolo”.
AH AH AH. SIMPATICI. ❤

Sottile
Filo
Di
Angoscia
Quando
Dormo
Insieme
Con qualcuno
Mi sveglio
Male
Taccio
Devo mangiare
Caffè
Musica country
Telenovelas argentine in sottofondo
Il mio fidanzato fa la cacca
lo invidio
Io le ho provate tutte
Con la medicina omeopatica
Non funziona
Per un cazzo
Io distesa sul letto
Guardo il soffitto
Non so cosa pensare
A parte che alla cacca
Che non faccio
E al mio intestino triste
Come me
Piange
Chiede aiuto.

Forse perché amare
Contiene la parola MARE
E dentro ci sono i pesci
E i pesci sono colorati
Sono guizzanti
Veloci
E soprattutto i pesci non sono gabbiani
Io li odio
I gabbiani.
Mangiano sempre.
Ecco perché
allora li odio.
NON INGRASSANO.
Volevo solo amare
Come i miei genitori
Volevo solo essere così
Che poi non è vero
Non proprio così
Loro sono precisi e io no.
E mi sgridano
Ancora oggi. a 26.
Io no
Non sgrido.
Volevo solo amare
e essere amata
Considerata
Apprezzata
Volevo solo condividere
Ma poi ho capito

E allora ho iniziato ad amarmi
PRIMA
A
ME.

Quando le parole sono macigni e i macigni sono parole.
Quando un concetto messo lì non proprio a caso fa la differenza.
Quando dietro a una parola c’è un giudizio e dietro ad un’altra c’è un’ allusione che, in un paese come il nostro (omofobo), non passa inosservata. Quando ci si dimentica che è facile sparare sentenze, quando si butta lì una nazionalità atta a far storcere il naso ai benpensanti, quando semplicemente si fa schifo e NON SI PENSA MANCO PIÙ CHE, PRIMA DI TUTTO, È MORTA UNA PERSONA E IL RISPETTO AI FAMILIARI È DOVEROSO.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca/2015/08/11/news/messina_l_ultima_notte_di_ilaria_vado_a_cercare_una_pasticca_di_ecstasy_-120779939/

Una nuova Cassandra, inascoltata, allontanata, umiliata, offesa, ferita, alla fine anche mangiata e, ai margini del filo
del rasoio, il nodo scorsoio della vita.

Nel frattempo ho scoperto perché scrivo. Per urgenza di vivere. Ho iniziato a leggere un giorno, da sola, senza che nessuno mi avesse mai insegnato. Ricordo come fosse ora il giorno in cui le lettere scritte su quel piatto non furono più solo significante, ma ebbero un significato. R E L A X. “Mamma, mamma, qui c’è scritto relax!!!!”, così dal nulla ebbi l’illuminazione. E questo funzionava per tutte le altre parole. Così cominciai a scriverle e ben presto seppi scrivere. La verità è che credo che questo fu il primo dono della vita: visto che lei mi aveva tolto l’infanzia, mi stava donando un mezzo per sopravvivere. La scrittura divenne i miei piedi e il mio movimento, laddove nella realtà ero inchiodata a un letto la maggior parte del tempo. Tutto quello che non potevo vivere, avvertivo con potenza l’istinto primordiale di doverlo scrivere.