Archives for the month of: July, 2014

Mi hanno sempre affascinato le crisi, per tutto quello che vogliono dire, per tutto quel che ne viene dopo, per tutto ciò che fanno scaturire.

Un giorno, la mia vita, la vita di una elena di provincia qualunque, è stata sconvolta da una tempesta. Naufragi e zattere, l’arrivo su una riva incerta e sconosciuta, come un Robinson ricostruire da zero una civiltà della mia anima. Dalle rovine, cosa è sorto? Una nuova me stessa? una riparazione della vecchia me stessa? una nuova fiducia nel potere di Nam myoho renge kyo?

Non lo so per certo, sono sempre io, la stessa casinista, mediamente pazza, confusa e incerta, sicuramente più bella, più matura, con idee chiarissime su ciò che voglio essere e su ciò che voglio dalla vita, già applicate alla realtà. Adesso so per certo che sono fortissima, mentalmente e fisicamente … non che prima non ne avessi avuto prova, anzi … ma adesso sento la forza del leone, sento la mia voce nel daimoku come un risonante ruggito.

A volte piango, ho paura, ma poi sento dentro che la vita è una meraviglia, nonostante tutte le sofferenze, nonostante tutte le prove, a volte durissime, che la vita mi ha sempre costretto ad affrontare, fin dall’ uscita dal ventre di mia madre. La vita … cos’è la vita?

Vita, sei un’ accozzaglia di eventi, di perdite, di arrivi, di partenze, di prediche e paternali, di scranni, di potere, di povertà, di bellezza, di brutture, di mostri e sogni, di storie e fantasmi, ma, dio, quanto sei bella. DIO, QUANTO SEI BELLA.

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Stasera ci sarà una riunione. Me stessa e le mie compagne di fede. Ci vediamo in un centro sociale, nella mia citta non c’è il kaikan. Sudo. Ho il batticuore. Si farà daimoku. Saremo un bel po’, perché è una riunione di hombu. Ho paura di tutte quelle persone, è umido e fa caldo. Mi pesa raccontare la mia vita, mentre prima mi veniva così facile. Però mi sforzo. Mi sforzerò anche di stare là, per tutte è una festa, per me, ogni volta, un casino. Fa brutto, potrebbe piovere, ma io metterò comunque i sandali.

Fa brutto.

Piccoli boccioli nella Primavera dell’Anima. Piccoli boccioli inesistenti chiamano dolci gioie. Piccoli boccioli consapevoli della loro ‘verdità’. Teneri boccioli chiamano la voglia. Teneri boccioli abbracciano le tenebre. Teneri boccioli diventano grandi.

Riprendere vita. Cogliere sguardi indiscreti. Sentire il mio corpo tornare se stesso. Perdere otto chili. Valutare il rispetto di chi ho intorno. Baciare. Unirmi. Avere istinti. Leggere libri. Andare bene a tutti. Persone mi chiedono di uscire, anche donne. Nuove amicizie. Leggerezza.

Risalire risalire respirare apprezzare ritornare. Luce.

Stringere persone, socchiudere gli occhi, quando più nulla ha senso, quando senti i muscoli ritemprati. Quando i corpi si uniscono e rimangono soli, quando piove e fuori fa caldo e il sudore si può toccare. Scivolano questi in una nuvola di fumo. E tutto tace, si dissolve nel nulla.

Devo dormire devo mangiare devo dormire devo mangiare.

Vorrei riuscire ad avere ancora appetito e vorrei riuscire a mettermi nel letto e avere sonno.

Vorrei riuscire a godermi i piaceri della vita. Vorrei poter essere quella che non sono mai stata ❤
Una persona serena.

Intanto, Nam myoho renge kyo.

A me Faletti non è mai piaciuto. Non mi è mai sembrato uno simpatico,  un sincero, uno di noi.
A me Faletti mi faceva pensare a tutti e a nessuno, a un qualunquista.
Non lo so perché,  mica lo conoscevo.
Eppure, mi dispiace sia morto. Mi ricorda tanto me, lui che faceva lo scrittore, ma non era scrittore, lui che era comico, ma non era comico.
LUI che non lo sapeva manco LUI.

(Io una volta l’ho visto all’ Isola d’Elba, quando ero in vacanza).

Io non sopporto quei teste di cazzo che adesso, tanto perché va di moda essere “contro” , stanno lì a pigliare per il culo.
Perché quei coglioni lì si vede che non sanno cosa vuol dire avere un tumore, non sanno l’incertezza che genera mostri, non sanno la paura. A me dispiace sia morto, fosse anche solo perché invece Faletti sapeva cosa vuol dire tutta sta roba.

Vabè,  allora ciao.