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Sul mio comodino c’è una lampada, ci sono dei libri, c’è il primo orsetto di peluche, quello che babbo ha regalato alla mamma quando sono nata io. E poi ci sono libri. Libri usati come piedistalli, libri usati come libri, libri come compagni di vita, amici o nemici. C’è un concetto per il Buddismo che parla di buoni amici e cattivi amici, i primi sono le persone che ci vogliono bene e i compagni di fede, persone sincere che spesso ti portano davanti al Gohonzon anche quando non vorresti, anche quando la mente ti porta a fare gli errori più grandi. I secondi sono quelli che si fingono amici solo per tornaconto, quelli che ti fanno appositamente imboccare una cattiva strada per i propri scopi, i falsi e coloro che vorrebbero allontanarci dal Gohonzon. Stavo pensando quanto questi ultimi, in realtà, siano i miei migliori amici. Questi individui che, facendomi del male, mi hanno permesso di fare daimoku per la loro felicità, di mettere una controtendenza migliore rispetto a quello che avrei voluto fare io immediatamente, cioè mandarli a fanculo o peggio. E poi i risultati si sono visti.
Oppure, la mia sofferenza, trasformata da veleno in medicina, dal momento che recito daimoku per trasformarla e far sì che sia anche un momento di crescita.
Nichiren diceva: ” Soffri quando c’è da soffrire, gioisci quando c’è da gioire”. Certo, l’importante è non stare lì a macerarsi e macerarsi nel dolore, come spesso faccio, ma trovare sempre un appiglio per rialzarsi. Io ci arrivo, in ritardo, ma ci arrivo.
Ho messo come obiettivi delle mie preghiere quotidiane: 1) sentire la dignità profonda della mia vita 2) che anche la persona che mi sta facendo soffrire senta la sua Buddità,  prima o poi.

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