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Mi sono persa più di mezz’ora a osservare questi incensi dai colori splendidi. Mi sono persa mezz’ora a pulire e curare il mio butsudan e il suo “appoggio”. Il butsudan è un piccolo mobiletto che contiene il Gohonzon, pergamena e nostro oggetto di culto. Ho provato affetto e un grande senso di gratitudine. Enorme.
Mentre pulivo il legno, cercavo di non pensare a nulla. Anzi, pensavo al fatto di essermi lasciata da poco dalla persona con cui stavo insieme. E poi, a un certo punto, ho sentito un dolore potente e lancinante a tutto il mio corpo. Perché nascondere che oggi è il 10 Maggio e che la mia vita si è sfracellata tre anni fa, proprio oggi, mentre mi trovavo in vacanza sul Lago di Garda!? Nasconderlo è stupido. E il mio corpo soffre. E stamattina, svegliandomi, ho pensato che lui ci fosse ancora, al di là di questo muro. E invece no. E pensare alla sua bellezza e intelligenza mi annienta. E pensare che ora avrebbe già preso la patente da qualche mese. E che forse la sua ribellione sarebbe passata e sarebbe rimasta solo la sue straripante sensibilità. E pensare a me, a quanto sto soffrendo in questo periodo, proprio come allora. E pensare che se questa cosa non fosse accaduta io non avrei conosciuto il Buddismo e sarei ancora la persona che ero prima: brividi.
Pensare che non avrei i magnifici compagni di fede. Pensare che la frase del giorno di oggi parla proprio della morte. Pensare che stamani io e la Jessi ci siamo chiamate in contemporanea. Nulla è un caso.
Pensare che un evento così unico, indefinibile, misterioso, come la morte della persona più cara che avevo, mi ha portata a iniziare il cammino della mia crescita personale e umana e sentimentale … mi commuove.
Tre anni fa non ero affatto la persona che sono oggi.

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