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A casa mia il 25 Aprile è una vera festa. E sempre a casa mia una vera festa non è tale senza una bella teglia di lasagne. Per l’occasione abbiamo stappato anche una bottiglia di prelibato champagne, che ovviamente ci è stata regalata. Ahah figuriamoci se mio babbo, altrimenti detto “braccino corto”, l’avrebbe mai comprata. Vabbè, avrebbe fatto pure bene, dico io. Braccino corto nr. 2 😀
Dopo esserci rifocillati a dovere, mia mamma ha fatto presente che è un peccato quest’anno non essere andati a Sant’Anna di Stazzema. Ricordo che, quando ero piccola e il nonno c’era ancora, ogni anno mi portavano più volte là. Sant’Anna è sempre stato un po’ il nostro luogo di pellegrinaggio. Tanto tempo fa, durante la guerra, venne rastrellato il paese e morirono in tanti, troppi, di ogni età. I superstiti, alcuni ancora vivi, ricordano spesso e io li ho sentiti parlare, ricordare come i loro fratelli, genitori, nonni, amici furono brutalmente uccisi dai tedeschi, non senza ausilio di fascisti.ogni volta ho pianto. Non mi vergogno a dirlo. Ogni volta ho sentito il mio cuore in gola e le mie buddella attorcigliarsi.

Poi mia nonna ha raccontato questa cosa di quel 25 Aprile, lei era una tredicenne con le treccioline: “quel pomeriggio eravamo tutti fuori, seduti, mesti, perché non sapevamo dove fosse mio fratello (partigiano della più famosa brigata comunista), faceva un grande caldo, ma ancora più grande era la paura. Poi dal paese (casa di mia nonna è in un viottolo che porta al paesino sopra, in campagna) sentiamo gridare forte ‘è finitaaa è finitaaaa!!!’ e un coro più vicino: ‘davveroooo!? È verooo!?’. Escono tutti i vicini, allarmati, con facce strane e insieme ci dirigiamo su. Nel mentre persone corrono verso di noi dal paese, gridando che la guerra è finita. La guerra è finita. E noi pensiamo con la speranza a Gino, che era salito sui monti. E non sappiamo dove si trovava. La mamma si agita, la Gina ( sorella di mia nonna, rimasta ‘offesa’ per poliomelite) ci guarda tutti coi suoi occhi inconsapevoli e non capisce. E il babbo corre al paese per parlare con gli uomini. E poi c’è stata una grande gioia, insieme al terrore che non fosse vero. Questo è stato il mio 25 Aprile”.
Questa storia non l’aveva mai raccontata, mi sono commossa. Nella mia famiglia questo è sempre stato un grande giorno, molti parenti hanno fatto la Resistenza, molti non sono più tornati. Uno di loro è considerato un eroe, un maestro che diede la vita per i compagni, addirittura contro il volere del suo comandante. Erano giovani, eppure ci credevano. Eppure sono andati, lasciando tutto, alcuni meno giovani anche figli e mogli, per andare e combattere per qualcosa in cui credevano fermamente. A casa mia i partigiani sono sempre stati considerati eroi. Cosi, in questo periodo sempre più incerto politicamente, ho fatto la tessera ANPI. Me l’ha portata a casa, tempo fa, il figlio di un partigiano, il quale mi venne a ringraziare dopo una cerimonia in cui venni scelta come rappresentante della scuola per tenere un discorso . Avevo solo 13 anni e gli occhi lucidi di quell’uomo anziano li sogno ancora. A volte.
Quel giorno mi avvisarono un’ora prima che avrei dovuto parlare io. Ricordo ancora la grande emozione nel vedere, in prima fila, tutti quei vecchi col fazzoletto rosso al collo.

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