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Ci sono quei giorni in cui mia nonna vuol dare il meglio. Tira fuori le migliori tovaglie. Quella di oggi: motivi e colori e foggia variamente anni sessanta. Negli anni sessanta mia nonna aveva trentanni e mia mamma era appena nata. Che poi tutti quanti pensavano sarebbe rimasta zitella a vita, dato il carattere, che tra parentesi è tipo identico al mio. Della serie vagamente hitleriano che non ammette diritto di replica all’avversario. Quando ero bambina mi schioccava baccchettate di saggina sulle gambe, ma belle secche, giusto per farmi intuire l’indole al comando, che dietro queste guanciotte da cricetino nutro anche io. Cioè, buon sangue non mente. Ancora a ottant’anni passati bisogna eseguire i suoi ordini. Avevo esplicitamente vietato di comprare il capretto e l’agnello per pasqua, se non che stamattina mi sveglio e la ritrovo intenta a friggersene tanti bei bocconcini e con fare incurante, oltretutto. Al che me ne sono stata zitta, la bacchetta c’è ancora. Non si sa mai.
Comunque mia nonna, da giovane, se ne fregava di quello che le dicevano. Suo padre voleva farla sposare in fretta, aveva molti pretendenti. Ma a lei non ne andava mai bene uno. Così che già erano rassegnati. Invece poi ha fregato tutti, impalmando il più bello e bravo. Poi ha fatto mia mamma che le sue amiche erano già al decimo figlio e la guardavano male perché era “vecchia” per avere il primo bambino. Ma lei ovviamente se la rideva allegramente.
Mi fa anche ridere che, ogni anno, a pasqua e natale, ci tiene tanto a fare le cose per bene e quindi tira fuori le tovaglie dell’anteguerra, i piatti e le posate “belle”, soprattutto contando che sono feste religiose e i miei nonni non hanno mai avuto grandissimi rapporti con la chiesa a la religione e i preti, per motivi politici più che altro. Diciamo che erano un po’ ostracizzati dai vari rappresentanti religiosi per le loro idee.
Però fa ancora più ridere, perché ogni anno mi regala l’uovo di pasqua, poi mette la sorpresa sul mobile. Poi i giorni successivi, quando vado a prendere la cioccolata, trovo solo la carta. Senza cioccolata ovviamente. Poi va a dire a mia mamma che l’ho mangiata io di nascosto. Invece è stata lei.

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