unicorno123

Avevo nove anni e di Medio Evo non sapevo nulla, se non quelle poche nozioncine lette sui libri della scuola primaria, quando un giorno entrai nella biblioteca del padre di una mia vicina di casa. E la mia vita cambiò. Era un anziano con gli occhiali spessi e con la barba lunga, molto severo e cupo. Uscito dai campi di concentramento, sviluppò una profonda tristezza e depressione, che si portò dietro per il resto della vita. Di notte faceva incubi, non dormiva mai, aveva delle occhiaie e delle borse sotto agli occhi lughe e larghe. Mi faceva paura e lo evitavo accuratamente. Tuttavia notò il mio sguardo famelico quando misi piede per la prima volta nella grande stanza. “Elena piccina (c’era anche una Elena grande), vai a dire al babbo del caffé. Bussa prima di entrare. Guarda che dev’essere nella stanza grande”. Io non posso spiegare e dare un nome al sentimento che provai quando entrai nella stanza. Libri piccoli, libri grandi, libri scuri, libri chiari, libri dalle pesanti copertine, dalle copertine leggere, libri sulle sedie, libri sul pavimento in pile precisissime, libri sulle poltrone, libri su alti scaffali imponenti di legho scuro. Io piccolina e zoppicante con le mie stampelle gialle. Mi innamorai all’istante e rimasi lì, muta, per alcuni secondi. Incapace di parlare, di articolare una sillaba,  osservavo con la bocca aperta.  Già a nove anni ero una veterana di letture, leggevo i libri dei miei genitori e non mi bastavano mai. Poi lui si mise a ridere, sotto ai baffi, ma io so che rideva, e da quel giorno cominciò il nostro amore platonico, come tra nonno e nipotino. C’è sempre un  nipotino che il nonno sente più simile a lui per indole, per predisposizione, per  modi di fare, per inclinazioni e passioni. Quel nipotino che il nonno si porta sempre con lui. Io e lui non andavamo da nessuna parte, restavamo lì. Nel campo aveva sviluppato delle infezioni che lo compromisero per sempre nei movimenti. E, così, eravamo simili in tutto e per tutto. Io zoppicavo e lui zoppicava.  Mi spiegava il contenuto di un libro,  me lo dava da leggere e poi, al termine, gli facevo il mio resoconto e lui mi dava il suo. Io, che avevo una grande fame, leggevo voracemente e velocemente ed ecco perché ancora ora sono incapace di leggere pian piano.

Ricordo che un giorno mi porse questo libro, per me quello era un libro molto grande, e mi disse: “Questo parla di storia. Parla del Medioevo.Se non capisci qualcosa, mi raccomando, vieni qua”. Era L’UOMO MEDIEVALE di JACQUES LE GOFF. Era il libro che ha cambiato per sempre la mia vita. Era il libro che mi ha fatto innamorare di quell’epoca in toto, della storia di quell’epoca, dell’arte di quell’epoca, della società di quell’epoca.  Mi fece avvertire con inaudita forza Il senso della Storia, l’evoluzione del genere umano in poche centinaia di anni. Cosa sono poche centinaia di anni in confronto al Tempo!? Inizia ad approfondire sempre di più. Iniziai a studiare la storia medievale nei manuali di storia e poi passai a tutto il resto. E all’università ho potuto affrontare filologicamente le opere di molti autori del Medio Evo e mi sono goduta quelle lezioni, perché avevo una discreta base. Non potrò mai dimenticare l’ influenza fondamentale di Le Goff per me, per il mio percorso. Il Medio Evo è un’epoca su cui i pregiudizi hanno bastonato duro, da piccola ho dovuto imparare a “calarmi gli occhiali novecenteschi” per infilarmi quelli medievali. Facevo il gioco di immaginare cosa avrebbe pensato “il medievale” di ogni classe sociale davanti a determinate situazioni ed argomenti. Viaggiavo con la mia fantasia. È sempre stato bello, peché dove non arrivavo camminando, arrivavo con la mente.

Devo ringraziare i miei primi maestri di vita, quelli veri, quelli che ti scegli e che ti porti dietro per sempre, per essere quella che sono oggi. Il Vicino e Jacques Le Goff. Il vicino se n’è andato un giorno qualsiasi di qualche anno fa. Adesso è nel mio cuore.  E Jacques se n’è andato oggi. Il mio ispiratore.

Tranquillo, Le Goff, il mio cuore è grande. C’è posto anche per te.

 

P.S: in foto, Arazzi della caccia all’unicorno del Metropolitan Museum di New York. (1495 -1505).

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