Archives for the month of: April, 2014

“Avevo capito che quest’uomo era santo” disse.
“Qualcosa di ancora più strano” disse il dottor Urbino, “un santo ateo. Ma questi sono affari di Dio.”

Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera.

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Quello che ho sempre voluto fare io, qui, è scrivere una sorta di diario, coi miei pensieri, le mie passioni, la mia religione. Volevo portare un po’ di me stessa nel mondo, non so nemmeno io perché, forse perché sono un’inguaribile egocentrica, nonostante poi io odi stare al centro dell’attenzione 😀 La mia vita è fatta di contrasti, molto evidenti, e spesso sono stata criticata molto per i miei modi di fare, per quello che dico e come lo dico. Il fatto è che, in certi periodi, sento una gran fatica nel stare al mondo e cerco di evitare il più possibile i contatti umani. Certo, le delusioni hanno fatto la loro parte.
Quello che mi stufa, più di tutto il resto, è il fatto che non importa se quello che io ho da dire sia brutto o bello, interessante o non interessante, tanto ci sarà sempre qualcuno che andrà a vedere proprio quel difetto, se io abbia usato o meno quella parola giusta, se io mi sia posta esattamente nel modo “migliore” per fare quella determinata cosa. E la cosa più cretina è che io mi sono illusa che qui sul blog sarebbe stato diverso. E invece no.
Oggi è successa una cosa che ha fatto traboccare il vaso, ovvero sono stata contestata per questa frase di un post recente, dove parlavo di un bambino adottato da due persone che non potevano avere figli: “una mamma piantina secca e un babbo triste vecchia quercia solitaria”. E non importa se io stavo raccontando quella che, secondo me, è stata una meravigliosa esperienza, non importa se stavo descrivendo un meraviglioso bambino, che è unico, come tutti i bambini. No, importa più che io abbia usato l’aggettiva “secca” per definire una mamma sterile. Adesso, quello “sterile”, nella mia mente voleva descrivere il sentimento di aridità che questa donna stava provando per non riuscire ad avere un bambino, non il fatto che fosse sterile.
Lo so che devo essere aperta alle critiche, dato che ho un blog che tutti possono leggere e non ce l’ho nemmeno con la persona che ha commentato, ha fatto bene ad esprimere un parere. Sono io che sono in un momento così di crisi che non ho più voglia di queste cose, non ho voglia di essere contestata, non ho voglia di trovare l’ennesima persona che andrà a vedere la cosa negativa dentro a un fatto che per me era bello e gioioso.
Sono stufa. Mamma mia, se sono stufa.
So anche che sto esagerando, ma questo è il mio momento sfogo, ho bisogno di esternare, di esprimere tutta la mia prostrazione.
Non so più se voglio continuare a scrivere qui.

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Vorrei urlare e basta e, in proposito, ho trovato questa foto che mi rappresenta a meraviglia.

Giusto perché sono buddista, stavo andando a comprare la nuova edizione del Sutra del Loto in libreria. Sul sito Esperia c’è scritto così:

Sin dalla sua apparizione in Cina nel III secolo a.C. il Sutra del Loto è stato considerato una delle più importanti scritture del Buddismo Mahayana. Ricco di splendide immagini letterarie e di celebri parabole, rivela che la suprema illuminazione è inerente e accessibile a tutti gli esseri viventi. Per la prima volta viene pubblicata in italiano la versione tradizionalmente conosciuta come “Triplice Sutra del Loto”. Apre il volume il Sutra degli innumerevoli significati, considerato il prologo e articolato in tre capitoli; seguono il Sutra del Loto e il Sutra di Virtù Universale, che ne è l’epilogo.  L’edizione italiana si basa sulla traduzione inglese curata da Burton Watson, professore di Lingue e Culture Asiatiche alla Columbia University, uno dei massimi esperti di lingue orientali antiche, in particolare cinese e giapponese.

Ci tenevo ad avere quest’edizione, perché il Sutra del Loto è il libro su cui si fonda il mio tipo di Buddismo, il Buddismo di Nichiren Daishonin, praticato dalla associazione laica per la creazione di valore Soka Gakkai Internazionale. L’ho già letto molte volte, ma ci tenevo a leggerlo così: la copertina è bellissima, uno spettacolo per la vista e il contenuto è superbo in questa traduzione perfetta. Alla lettura, sembra più che altro una rappresentazione teatrale, dato che ci sono molti personaggi, ambientazioni magiche, parabole, incantamenti, meraviglie, gemme preziose, esseri divini, mostri ed, infine, i Bodisattva della Terra, cioè noi uomini comuni incaricati di propagare questo insegnamento finale, narrato qui da Shakyamuni, il Budda Originale.

I sutra sono gli insegnamenti orali che Shakyamuni, V secolo A.C, lasciò ai suoi discepoli e che questi, nei secoli successivi, trascrissero. Per la mia corrente, questo sutra è quello che racchiude l’insegnamento ultimo del Budda. Commentato quasi subito da innumerevoli saggi e monaci, fu Nichiren Daishonin (1222/1277) a capirne la vera portata rivoluzionaria e, sfidando i regnanti giapponesi che praticavano altre correnti, subendo attentati e persecuzioni, lottò tutta la vita per propagare ciò che aveva capito con lo studio, cioè che questo insegnamento ultimo può portare tutti gli uomini alla condizione del Budda, in questa vita, qui e ora, nel nostro corpo presente, anche se siamo donne e se nella nostra vita abbiamo compiuto azioni malvagie. Per molti altri sutra buddisti, una donna può diventare illuminata come Budda solamente rinascendo uomo, dopo eoni ed eoni di pratiche austere, dopo eoni ed eoni di rinascite e morti, per l’eternità. Nel sutra del Loto, c’è Ryunyo, la figlia del re dei Naga, cioè del Re dei Draghi, che diventa un Budda, solamente donando con cuore puro la sua gemma più preziosa a Shakyamuni, nonostante sia una femmina e un mostro. E poi c’è Devadatta, monaco malvagio che tenta di uccidere Shakyamuni, ma raggiunge l’illuminazione lo stesso, perché in una vita precedente fu colui che insegnò al Budda, allora nel corpo di un re, il Sutra del Loto. Queste due parabole vengono narrate nel XII capitolo e contengono la portata più rivoluzionaria di questa corrente Buddista. Invece, la frase sulla copertina non è altro che il voto del Budda, il suo più grande desiderio, quello che tutti gli esseri viventi possano diventare sereni come lui:

Questo è il mio pensiero costante: Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla Via Suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?.

A tale scopo, il monaco Nichiren istituì la recitazione di Nam Myoho Renge Kyo, che non è altro che il titolo del Sutra del Loto, e dipinse l’oggetto di culto “per l’osservazione della mente” su una pergamena, IL GOHONZON, che poi rappresenta la nostra vita e reca quella frase impressa in caratteri giapponesi al centro, dunque non rappresenta una divinità, anche perché nella mia corrente Shakyamuni è solamente un uomo davvero molto saggio, che vuole propagare la sua condizione a tutti noi. Ecco perché possiamo raggiungere la Buddità così come siamo.

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Dette queste cose, ci terrei a raccontare come, nel breve tragitto da casa mia alla libreria, la mia vita sia stata messa a rischio più volte da più di una persona spericolata alla guida.

Tenendo conto che stavo percorrendo una via abbastanza corta e stretta, ai cui lati sono posizionate nell’ordine  materne, elementari, un asilo nido, una biblioteca, giardinetti publici ricolmi di bambini, prima mi fermo per far attraversare delle mamme coi passeggini e vengo superata per ben due volte, dico due volte da ferma, da due macchina diverse, che hanno impedito il passaggio alle mamme, non avendole probabilmente nemmeno viste o “considerate”, poi vengo superata nuovamente, mentre stavo mantenendo il limite di velocità, anche vista la zona “delicata” dove mi stavo trovando. Dopo, un uomo è passato dritto e davvero veloce, non fermandosi allo stop, senza nemmeno rallentare, oltretutto guardando con aria di sfida quello davanti a me, che ha inchiodato e per un pelo non gli stavo per finire addosso.

Per ultima cosa, appena uscita dalla libreria, un uomo maturo in moto non si è fermato mentre stavo attrevaersando sulle strisce pedonali e mi ha praticamente schivata a un millimetro dai miei piedi. E per ultimissima, scena agghiacciante, l’autobus un po’ più avanti a me si ferma per far scendere i passeggeri,  il tizio in macchina dietro all’autobus inizia il sopasso, se non che  quasi travolge il ragazzo che, sceso, stava per attraversare anche’ egli sulle strisce, semi-nascosto sempre dal mezzo.

MI CHIEDO DAVVERO PERCHÉ A ‘STO MONDO CI SIANO PERSONE a tal punto INCIVILI E IMBECILLI da permettersi DI GIOCARE CON LA MIA VITA E QUELLA DI ALTRE PERSONE IGNARE!!! PERCHÉ!?!?

*elena è molto arrabbiata*

Billie Holiday – I’m a fool to want you: http://youtu.be/iNgy5zDtW-s

Tempo inesorabile che passa nel bambino R., che incontro in autobus in questo momento, mentre lui va a scuola ed io in biblioteca. Il bambino R. vive accanto a mia zia, vicini di portone, ma il bambino R. non è nato qui. Strana creatura, crudelmente potremmo chiamarlo “scherzo del destino”, ha visto la luce in un determinato continente, ma il colore della sua pelle appartiene ad un altro e sarebbe stato destinato chissà a quali crudeltà. Nel paese dal quale proviene, quelli come lui non sono facilmente accetti, ancor meno in un contesto degradato come quello lì.
Poi, immagino la scena, un giorno una coppia italiana (una mamma piantina secca e un babbo triste vecchia quercia solitaria), si reca in quella terra e, tra una moltitudine di bambini trasparenti dagli occhi di ghiaccio, incontra quelli scurissimi di un bambino minuscolo dalla pelle caffelatte, il più piccolo, un alberino mai una volta concimato e piantato proprio nella zona buia del giardino. E così se lo portano via con loro, non dopo una lunga trafila.
Ed è proprio vero che il concime dell’amore, dell’affetto, delle carezze, delle parole affettuose è il migliore del mondo. Il bambino R. è cresciuto e adesso è un giovane virgulto che sta crescendo dalle sue radici. Proprio quando la vita sembrava avermi fatto dimenticare di lui, troppi anni passati e mie disillusioni, eccolo, qui davanti a me, con questo sorriso felice, lo stesso di quando aveva due anni e sembrava già inesorabilmente conscio della sua fortuna.
Come ho fatto a dimenticarlo, questo sorriso?

P.s: la musica non c’entra molto, però questa stavo ascoltando, in bus 😀

mulatto

 

L’età non è una scusa per rinunciare. Se vi permettete di diventare passivi e vi tirate indietro sarete sconfitti. Può esistere un’età per il pensionamento nel lavoro, ma non nella vita. Allora come si può andare in “pensione” nel mondo della fede? La Legge buddista è eterna, permea le tre esistenze, mentre perenne giovinezza e vita eterna sono i benefici della fede. DAISAKU IKEDA.

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A casa mia il 25 Aprile è una vera festa. E sempre a casa mia una vera festa non è tale senza una bella teglia di lasagne. Per l’occasione abbiamo stappato anche una bottiglia di prelibato champagne, che ovviamente ci è stata regalata. Ahah figuriamoci se mio babbo, altrimenti detto “braccino corto”, l’avrebbe mai comprata. Vabbè, avrebbe fatto pure bene, dico io. Braccino corto nr. 2 😀
Dopo esserci rifocillati a dovere, mia mamma ha fatto presente che è un peccato quest’anno non essere andati a Sant’Anna di Stazzema. Ricordo che, quando ero piccola e il nonno c’era ancora, ogni anno mi portavano più volte là. Sant’Anna è sempre stato un po’ il nostro luogo di pellegrinaggio. Tanto tempo fa, durante la guerra, venne rastrellato il paese e morirono in tanti, troppi, di ogni età. I superstiti, alcuni ancora vivi, ricordano spesso e io li ho sentiti parlare, ricordare come i loro fratelli, genitori, nonni, amici furono brutalmente uccisi dai tedeschi, non senza ausilio di fascisti.ogni volta ho pianto. Non mi vergogno a dirlo. Ogni volta ho sentito il mio cuore in gola e le mie buddella attorcigliarsi.

Poi mia nonna ha raccontato questa cosa di quel 25 Aprile, lei era una tredicenne con le treccioline: “quel pomeriggio eravamo tutti fuori, seduti, mesti, perché non sapevamo dove fosse mio fratello (partigiano della più famosa brigata comunista), faceva un grande caldo, ma ancora più grande era la paura. Poi dal paese (casa di mia nonna è in un viottolo che porta al paesino sopra, in campagna) sentiamo gridare forte ‘è finitaaa è finitaaaa!!!’ e un coro più vicino: ‘davveroooo!? È verooo!?’. Escono tutti i vicini, allarmati, con facce strane e insieme ci dirigiamo su. Nel mentre persone corrono verso di noi dal paese, gridando che la guerra è finita. La guerra è finita. E noi pensiamo con la speranza a Gino, che era salito sui monti. E non sappiamo dove si trovava. La mamma si agita, la Gina ( sorella di mia nonna, rimasta ‘offesa’ per poliomelite) ci guarda tutti coi suoi occhi inconsapevoli e non capisce. E il babbo corre al paese per parlare con gli uomini. E poi c’è stata una grande gioia, insieme al terrore che non fosse vero. Questo è stato il mio 25 Aprile”.
Questa storia non l’aveva mai raccontata, mi sono commossa. Nella mia famiglia questo è sempre stato un grande giorno, molti parenti hanno fatto la Resistenza, molti non sono più tornati. Uno di loro è considerato un eroe, un maestro che diede la vita per i compagni, addirittura contro il volere del suo comandante. Erano giovani, eppure ci credevano. Eppure sono andati, lasciando tutto, alcuni meno giovani anche figli e mogli, per andare e combattere per qualcosa in cui credevano fermamente. A casa mia i partigiani sono sempre stati considerati eroi. Cosi, in questo periodo sempre più incerto politicamente, ho fatto la tessera ANPI. Me l’ha portata a casa, tempo fa, il figlio di un partigiano, il quale mi venne a ringraziare dopo una cerimonia in cui venni scelta come rappresentante della scuola per tenere un discorso . Avevo solo 13 anni e gli occhi lucidi di quell’uomo anziano li sogno ancora. A volte.
Quel giorno mi avvisarono un’ora prima che avrei dovuto parlare io. Ricordo ancora la grande emozione nel vedere, in prima fila, tutti quei vecchi col fazzoletto rosso al collo.

Janis Joplin – Kozmic Blues.: http://youtu.be/nLN72sR9w0M

Pensavo giusto ieri quanto siamo animali, noi che ci fregiamo di intelletto e parole, contro l’innocenza di altri esseri viventi. Pensavo anche come l’odore dei nostri simili ci attiri più che tutto, come in certi casi emozioni impalpabili siano motori di sentimenti stralunati e voraci. Pensavo anche come la vista e, soprattutto, il tatto siano un qualcosa di fondamentale per noi. O, almeno, per me. Si, per me, che a ricordarmi che sono viva ci pensano guizzi fulminei di corporeità. Inaspettati. Completamente inaspettati.

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Da Buddismo e Società nr. 163. Estratto dalla spiegazione del presidente della Soka Gakkai e mio maestro Daisaku Ikeda dello studio di Aprile del Gosho La voce pura e risonante di Nichiren Daishonin.

N.b: Nichiren visse nel Medio Evo, per cui in quel periodo il Giappone era diviso in tanti piccoli “regni”, ognuno dei quali guidato da un signore feudale. Il presidente Ikeda, in un altro passo della spiegazione, ci spiega come oggi la sovranità risieda in ognuno di noi, in quanto viviamo in democrazie. Il maestro ci invita così a essere responsabili della nostra vita, in quanto è proprio dal miglioramento individuale che ha inizio kosen rofu. Kosen rufu nel suo più ampio significato significa operare per la pace di tutto il mondo, in concreto, a mio parere, questo non può avvenire se prima non determiniamo di portare serenità nel piccolo microcosmo che ci circonda: famiglia, università, lavoro, ecc.
Prima di tutto, kosen rufu deve partire dal nostro cuore, dal diventare persone consapevoli di quello che ci circonda ❤

Io rido, piango e penso a te. Sono le due, è notte ed io so solo vedere. Sono le due e tutto intorno c’è la nanna. Fuori si sente un fruscio.
Ed io… Ed io…
Forse sei stato sincero, ma anche se non fosse vero, io me ne vado da qui. È tutto nero, buio. Non vedo. Non credo.
Mi sento incredibilmente bella, brutta, strana, il seno è aumentato. Il sedere anche. Mi sento strabordare.
Come un temporale,
di nuvole e sale.
Quelli che vengono qui. In riva al mare.
Volermi consolare. Amare. Abbracciare.

Volermi bene. Troppo bene. Tantissimo bene. Voler sparire. Per sempre. Voler partire e non tornare.
Colossale. Colossale.
Impresa colossale. È meglio non sfidare
la sorte, che porta morte.
Le moire. E me.
Siamo tutte qua. Filando un destino incapace di chiedere e dare.
Ed io … cosa fare!?

Io rido, piango e penso a te.
E mi bevo un tè.
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Mi rendo conto tristemente che non so tenermi nessuno accanto. Faccio una fatica dell’anima a mantenere i rapporti, quei fili che corrono tra me e le persone. Stamattina erano le dieci, undici, stavo ancora dormendo, che tra esame e influenza non mi sono potuta riposare per niente. A un certo punto mi sono svegliata, colta da un improvviso tramestio dalla sala. Voci note. Erano tre miei amici, due maschi e una ragazza, venuti a prelevarmi affinché passassi la pasquetta con loro. Avevo declinato l’invito giorni fa. Anche stamattina, mezza rintontita dal sonno, ho detto no. Ho detto no ai miei amici storici. Non sto ancora benissimo, ma la verità è che non avevo voglia. Da quando ho rotto con l’amica con cui uscivo sempre, sono piombata un po’ in uno stato stato in cui, da una parte, mi sento sola e ci sto male, da un’altra parte non cerco più neppure gli altri amici e se li vedo, dopo qualche ora, mi stufo enormemente. Mi sento in una fase di passaggio. Mi sento di star cambiando pelle, un po’ come fanno i serpenti, che lasciano squame ovunque. Mi sento grande, anche se all’apparenza non sembro neppure maggiorenne. La verità è che, con tutto quello che ho passato, sono sempre stata più avanti. Troppo. Ho sempre un gran vuoto dentro di me, posso fare cento cose, ma non si colma mai. Questo vuoto si è formato da mancanze che mai più si faranno presenze e la cosa strana è che le persone lo avvertono e mi schivano.
La sofferenza fa paura?