In questi giorni sto riflettendo tanto sulla morte. anzi, su quello io definisco il mio più grande dono. Il mio più grande dono è quello di sentire vivamente le presenze di coloro che sono morti. Col verbo “sentire”, intendo dire che sento le loro carezze e il loro calore e che, nei sogni, mi parlano, mi parlano di tutto e mi svelano dei segreti. E questo fin da quando sono molto piccola. Nel post sulla festa del papà, ho detto che io ho imparato a leggere da sola a quattro anni. Ed è vero. All’asilo nessuno mi ha mai insegnato, i miei genitori tanto meno. Solamente un bel giorno ho aperto un giornale ed ho cominciato a leggere le parole. La mia prima parola, anzi, è stata “relax” su un piatto di plastica raffigurante Gatto Silvestro. Io credo che il “fantasma di casa” avesse molta pena per me, dato che per via dei problemi che ho avuto dalla nascita non potevo muovermi proprio agevolmente, non avevo amichetti e stavo sempre a casa da sola a non fare nulla e cosi mi insegnò. Lo ringrazierò sempre e ogni giorno lo nomino nella preghiera del gongyo dedicata ai defunti. La lettura è stata la mia salvezza. A nove anni già leggevo Marquez e “libri da grandi”, cosi riuscivo a non pensare ai miei problemi. Casa mia è stata ricavata da una vecchia casa colonica risalente all’Ottocento e, come tutti sanno, al tempo dei miei trisnonni, un uomo si è suicidato lì. Mio nonno mi parlava sempre di lui, come fosse un amico, e non capivo il perché dato che era morto molto prima che miei bisnonni comprassero la casa e ci andassero a vivere. MIo nonno gli parlava. L’ho anche beccato più di una volta e so che non parlava da solo. Ho sempre avvertito le presenze, anche se fino ad ora quelle degli estranei non mi hanno mai parlato. Io, sinceramente, spero inizino, perché vorrei capire tante cose. Mio nonno è morto quattro anni fa e, da allora, mi appare in sogno, rivelandomi segreti familiari. Soprattutto mi fa apparire scene della sua giovinezza, della guerra, della prigionia, di mio babbo piccolino. Sono sicura non siano solo sogni. Sono troppo vividi e, soprattutto, rispondono al vero. Un giorno, esasperata, dopo l’ennesima volta che mi risvegliavo stremata, sono andata da mia nonna, che ha ottantasei anni, per raccontarle in modo molto pacatamente quello che mi succede. Lei non ne è stata minimamente sconvolta, anzi, mi ha fatto capire che mio nonno era molto simile a me. Al che ho cominciato a fare i miei due piu due e ho capito tante cose.
Tornando al mio fantasma, mia mamma, tanto tempo fa, ha fatto sparire delle cassette registrate su quel famoso registatore della Playschool. Le chiama le “cassette inquietanti’. Ci sono due voci, una sicuramente è la mia, ma l’altra dice che fa paura e le da noia pensare che io possa aver modulato una tale voce. Mio padre, invece ha capito tutto. Io, invece, non ricordo niente. Non ricordo che fantasma mi abbia mai parlato e mi abbia insegnato a leggere. E soprattutto sarebbe l’unico sconosciuto che mi si sia mai manifestato. Posso raccontarvi, invece, il primo ricordo. Vi ho parlato di mio zio. Mio zio è morto dopo un anno da quando gli avevano scoperto il mesotelioma. I miei genitori non mi avevano detto che era malato, ma io l’avevo capito e anzi credevo si fosse ammalato per colpa mia, visto che nessuno mi diceva nulla. Quella mattina mia mamma mi svegliò e mi disse che dovevamo portare il vestito allo zio che cosi se lo sarebbe messo, una volta guarito. Mia mamma era già pronta col vestito elegante in mano. Io le dissi solo una cosa: “Mamma, lo zio è morto”. Quella notte mi svegliai di soprassalto, investita da un grande calore, e quella consapevolezza e quel vuoto mi entrarono dentro. La cosa strana è che queste sensazioni sono in me ancora oggi. Mia mamma rimase a pesce lesso e ancora oggi crede che io avessi sentito la chiamata. In realtà, non può essere e questo lei lo sa bene.

Io credo che la mia missione sia quella di aiutare gli altri ad affrontare malattia e morte. L’ho capito. Ed è vero, perché l’ho sempre fatto. Specialmante da quando sono buddista.

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