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Ieri pomeriggio sono andata alla presentazione di questo libro. Un libro che parla della mia città, o meglio, dello spirito che ne anima gli abitanti. Noi spezzini siamo davvero un “popolo” a parte, siamo a metà tra Liguria e Toscana, tra monti e mare, discendiamo da una fiera stirpe ligustica che diede molti problemi persino a Giulio Cesare. Siamo, per dirla in dialetto, degli “scassa belino”, cioè degli scassa-balle.

Il “belino” è una parola in dialetto per dire “pisello” e uno spezzino che si rispetti deve infilare questa parola ovunque! “Belin!!!” come esclamazione, “belin” come parte di una frase più lunga: “t m’è scassà il belin”; belin si usa anche come parola base da cui derivare composti: scassa-belino, rompi-belino, belinone, abelinà, ecc… ovviamente, si usano per indicare quacuno di non particolarmente furbo, ingenuo, oppure un po’ rompiscatole.

La frase più importante in questa città è la seguente: “men bato ir belin”, qualsiasi spezzino degno di tale nome vive secondo questa massima di vita. Allo spezzino medio non importa mai niente di niente, si fa i fatti suoi, se può mandare qualcuno al suo posto per svolgere qualche incombenza lo fa volentieri. Lo spezzino medio non ha mai fatto niente in vita sua, se non chiamare Sgarbi per dirimere la questione “taglio dei pini” di Piazza Verdi. Giuro che è vero.

Lo spezzino medio odia i “foresti”, cioè i turisti. Non importa che i turisti portino ricchezza eccecc, danno comunque molto fastidio e, ovviamente, si guardano male, se non malissimo, facendoli sentire indesiderati come una cacca attaccata alla suola delle scarpe. Salvo poi lamentarsi della crisi ad ogni ora del giorno e della notte, e anche del fatto che non ci siano più tutti i turisti di una volta.

Lo spezzino medio ama la focaccia, quasi quanto ama il pesto, e ama anche metterla nel caffelatte al mattino. Lo spezzino medio odia i carrarini e i massesi, ma odia anche un casino i genovesi. L’offesa più grave è scambiare uno spezzino per un genovese e dirglielo. “il nostro dialetto simile al loro? non sia mai! il nostro suona bene, il loro è cacofonico. e poi vogliamo mettere la simpatia, la bellezza, la straordinarietà insita in uno spezzino!? Imparagonabile!”.

Lo spezzino medio vive di battute, noi (mi ci metto anche io) ci dilettiamo nel sproloquiare battute di spirito ovunque siamo, salvo poi rischiare linciaggi. Certo, perché le nostre battute sono davvero volgari e, soprattutto, inappropriate, tra vagine, peni e organi genitali vari. Lo spezzino medio, specialmente gli anziani o i “paesanotti” (tipo me), bestemmiano a tutto spiano. Nei discorsi la bestemmia è un intercalare e non dipende poi tanto dallo status sociale, chiunque dal ricco al povero, dall’avvocato al muratore all’impiegato, chiunque bestemmia. I veri spezzini inventano bestemmie fantasiose, tirando in causa tutto il mondo animale. E non è che si bestemmia per odio a Dio o alla religione, ma solo perché la bestemmia è considerato normalissima. Io, ovviamente, non lo faccio mai. Ho imparato presto non farlo, complice le bacchettate di “saggina” che mia nonna mi schioccava sulle gambe da piccola. Anche a me uscivano fuori bestemmie con la massima naturalezza…

Ieri, alla presentazione, c’era Dario Vergassola. È un comico che lavora in tv e, mi duole dirlo, rappresenta la spezzinità più pura. Se l’avete mai sentito, saprete che fa battute senza senso ed è pure piuttosto bravo nel farlo. Vi ricordate l'”accento” che ha lui!? Io ce l’ho uguale, così, cantilenante. E sono anche molto più brava di lui nel fare battute di quel tipo e lo dico con molta modestia (lo spezzino medio non è mai modesto, lui è sempre il più bravo, il più furbo e il più intelligente). Quelle battute che fan ridere solo noi “spezéi”. Il libro è una raccolta dell’autore di vari aneddoti sulla città. È molto divertente e come ha detto un altro ragazzo “questo è un libro che ti fa ridacchiare soddisfatto mentre stai leggendo”. Dalle pagine traspare e fuoriesce allegramente il nostro spirito, il nostro modo di essere, la nostra essenza più intima.

In fondo, ogni spezzino odia spezia, vorrebbe andarsene, ma poi (se può) non se ne va mai.

Spezia (sarebbe La Spezia, ma noi leviamo l’articolo. Non c’è una ragione, è così e basta! Voi foresti, però, non provate mai.mai.mai a dire “spezia”, senza articolo, davanti a un vero spezzino o vi lincerà. Voi non ne avete il diritto!”), dicevo, Spezia è un posto di mare e porto, ma ci sono anche le montagne. Discendiamo dagli antichi Liguri che fecero impazzire Giulio Cesare. Si dice che sia l’unico popolo mai assoggettato. E ci credo, i miei avi facevano imboscate a destra e a manca, sfruttando la varietà del territorio e altre piccole cattiverie, che poi si sono tramandate per generazione e generazioni. Se proverete a venire qui, ve ne accorgerete voi stessi… *risata diabolica*.

Nonostante tutto, in noi, c’è tutto il nostro territorio. Noi spezzini siamo acuti e pungenti come le montagne, ma dolci e avvolgenti come il mare. PROVARE PER CREDERE!

P.s: Zacuti era un famoso ginecolgo della mia città e “passera” credo si dica un po’ in tutta Italia 😀

p.s2: specifico che queste considerazioni sono le mie, quelle che mi sono sorte cominciando a leggere il libro.

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