Sono una persona vittoriosa, sono una che lotta e odio adulare. Diciamo che sono abituata anche a dire sempre come la penso. Anche se, a volte, dico le cose davvero a cazzo. MI rendo conto.
Ma, la cosa che mi preme sottolineare è solo una banalità. Penso che nulla sia una vera e propria sconfitta, c’è un modo per rendere “di valore” anche questa. Quando subisco una “sconfitta”, penso sia stupido restare lì a sentirmi perdente. Mi metto a pensare che cosa mi ha insegnato. Che cosa posso trarne di buono. Oltretutto, chi è qui da un po’, sa che nonostante il Buddismo, a volte sto molto male. Tendenzialmente sono una persona pessimista e tendente all’ansia e a stati depressivi.Perché nasconderlo!? Sono così.
Il mio scopo nella vita è quello di aiutare le persone. Si, anche se poi è inevitabile subire delle delusioni. Ma io non demordo. Continuo a farlo. Alla fine, anche se qualcuno mi delude, ci sono altre mille persone che mi danno tanto. Sarò sempre generosa, solo che ora ho capito che prima di tutto devo esserla con me stessa. Che non è poca cosa. Per questo devo sentirmi una cogliona!? Affatto. Non penso nemmeno di essere “superiore”. Sono solo fatta così e stop.

I miei problemi di salute risalgono, in parte, alla mia nascita. Ho sofferto nel ventre di mia madre e, quando sono nata, ne portavo i segni sul corpo. Ho passato molto tempo al Gaslini. Ho imparato a parlare, a camminare, a osservare, a “sentire” proprio lì dentro. Sono stata abituata a stare vicino alla morte fin da bambina, a stare vicino a certi bambini che stavano peggio di me. Volente o nolente, lì dovevo stare. Io, in fondo, sono stata fortunata. Ho capito di essere fortunata ben presto, semplicemente guardandomi intorno. Ho imparato a farmi strada nel mondo, a crearmi un posticino per me. Anche se non poteva essere quello dei miei coetanei, perché io negli occhi non avevo belle cose. Ho imparato a stare nella mia solitudine. Anche se ci sto peggio ora, che da piccola. Adesso che nessuno direbbe che ho avuto quei problemini, adesso che sono una persona discreta, faccio una grande fatica a integrarmi con gli altri. Ma no, non mi sento sfortunata. È solo la vita.
Ho visto la morte a sei anni molto da vicino, in mio zio, che aveva trentanove anni ed era bellissimo, in pochi mesi se ne è andato, silenzioso, così com’era vissuto. Ecco, non vorrei che questo fosse visto come un “post” tragico, o altro. Però ho perso altre persone, in particolare una, molto giovani, molto belle e molto speciali. E non riuscivo proprio a darci senso. Poi sono stata io poco bene.
Ho incontrato il Buddismo a caso, un giorno qualunque, distrutta dentro e fuori, anni fa. E mi dispiace dirlo, non c’è stato nessun dio che mi salvata e che mi ha dato la forza. Il mio Buddismo e i miei compagni di fede mi hanno semplicemente fatto capire come vivere la vita: senza mai mollare, andando a fondo con i nodi karmici che mi fanno più soffrire, per carcare di mutarli “a mio favore”, per la mia crescita. I miei maestri sono miei esempi. Qualcuno penserà che sono morti per un’idea e che sono stati dei perdenti. Ma a me non importa, io voglio vivere così, all’altezza delle mie idee, dei miei principi. Coerente. Senza nessun idealismo o eroismo. Ho solo capito che non bisogna mai mollare. Bisogna lottare. Bisogna voler vincere, perché è l’intravedere quella luce in fondo al tunnel che ci da coraggio. C’è sempre una ragione per vivere, anche quando tutto ci sembra così nero che un salto nel vuoto sarebbe l’unica soluzione sensata. Anche quando soffriamo così tanto che l’unico pensiero che ci tiene in vita sono i nostri figli, i nostri genitori, qualcuno di speciale. Io credo che decidere di non mollare sia l’atto più coraggioso. Credo che non fare quel salto nel vuoto sia un atto più coraggioso che quello di buttarsi e morire. Anche se questo è stato per me, in parte. E anche se, per capirlo, ce n’è voluto.  Non giudico gli altri che la pensano diversamente.
La morte è una delle sofferenze della vita dell’uomo, ma adesso posso dire serenamente che non ne ho più paura, che ho imparato a darci un senso. La morte c’è sempre. Solo quando ho imparato a tenerle la mano, a non combatterla, a sentirla come una parte di me mi ha smollata. No, perché mi stava un po’ troppo appresso e da troppo tempo. Ecco!

L’unica cosa negativa è che, adesso, sono l’unico membro della famiglia a essere mandata all’obitorio, a funerali, ovunque c’entrino morti e morte. Perché mia mamma è un tantino impressionabile.
Che ci volete fare… 🙂

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