VASCA.

Nell’acqua calda si sta bene- Pensava. Mentre si guardava i piedi, le punte dei piedi, dieci pesciolini sguazzanti nel mare. Dieci paperottini che seguono la mamma papera. Il suo sguardo indugiava là. Su quelle cicatrici squarcianti i pesciolini, di tanto tempo prima. Risalenti ai primi mesi di vita, le più vecchie. Decise che era l’ora di prendere la spugna e strusciare. Strusciare via tutto lo sporco accumulato su quel corpo orrendo. Strusciare le sue tette di grandezza media. Per poi passare a quella ciccia sulla pancia e sui fianchi. E poi a quel sedere troppo grosso. Pensava, intanto, a quelle merde delle sue compagne di classe. Pensava a quell’ultimo anno di liceo,quello mediocre della sua città, ai suoi compagni spocchiosi dai genitori arricchiti. Alla tregua che aveva ottenuto, dopo quattro anni di sofferenza – perché lei era la sfigata – avendo trovato il coraggio di attaccare al muro la più stronza e anche alquanto troia. Pensava, lacrime pungenti negli occhi. La rabbia si accumulava. L’acqua si raffreddava. E, intanto, strusciava, strusciava. La pelle rossa. La pelle viola. E intanto, metteva la spugna da parte. Cominciava a toccarsi. Piano piano. A darsi pizzicotti a quelle rotondità maledette. A infilare le dita nei buchi della cellulite. In ogni singolo buco sulla pelle. Mentre si palpava le tette, si chiedeva perché proprio quella fosse l’unica parte bella del suo corpo. Medie, fatte bene, tonde e distaccate perfettamente tra loro. Le tette sono fatte di grasso – pensava – Le tette sono adipe – si convinceva. Però sono belle. La troia le invidia – si compiaceva. Le tette erano l’unica cosa che la rendevano fiera. Se le guardava e le accarezzava. Teneramente, come una mamma alla sua creatura.

….

Il terrore attraversa la mente. Un lampo.
Là, proprio là, nell’unica parte sua decente, ha sentito qualcosa. Qualcosa di duro. Una pallina dura. Una pallina dura. Una pallina dura.
Non è possibile- si dice. NOn è vero.
Non a me – si sente soffocare.
Nella mente le balenano quei bambini malati, Quei bambini pelati. Quei bambini ossuti. Quelle immagini mai dimenticate le tornano su dalla coscienza, con violenza.
Come vomito improvviso. Vomito improvviso.

Pallina dura. Pallina dura. Pallina dura.

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