12 ANNI SCHIAVO.Stasera sono andata al cinema. Ho scelto il film a caso, come sempre. Il cinema ero uno di quelli vecchi, quelli dove si andava prima del multisala. Un cinema con una stanza piccola, dove i sedili sono tutti pari allo stesso livello, vera disdetta per una tappa come me. Per fortuna, questa sera, lo spilungone di turno ha deciso di non perseguitarmi. Intendiamoci, non ho nulla contro le persone alte, ma, e dico ma, se uno spilungone stesse leggendo questo, è un accorato appello che voglio rivolgergli: PER FAVORE, CARO SPILUNGONE, ATTENTO A NON SEDERTI DAVANTI ALLA RAGAZZA BASSA DI TURNO. SPECIALMENTE SE QUELLA RAGAZZA BASSA SONO PROPRIO IO! GRAZIE!

Detto ciò, dicevo, ho scelto a caso; si, perché evito accuratamente, se posso, (cioè se mio padre non mi legge il solito articolo di Alberto Crespi sul suo quotidiano preferito) di leggere articoli di critici vari. Detesto andare lì con dei pregiudizi.

Ebbene, ho scelto di vedere “Dodici anni schiavo” e mai mai mai mai avrei potuto fare scelta migliore. Un film per cui riesco solo a trovare un aggettivo consono: POTENTE!
Non ho nessuna competenza tecnica, posso solo parlare di quel che ho visto meramente. Una storia allucinante, devastante, tragica, eppure vera, reale. Un uomo strappato alla normalità, la cui sola colpa era quella di essere nato nero. Un uomo libero ridotto alla schiavitù. E non vi dico come, altrimenti vi rovinerei il film, se già non l’ho fatto con questa sottospecie di abominevole recensione.

Protagonista , un tale Chiwetel Ejiofor. Sapete quegli attori coi controcoglioni destinati ad essere sempre sempre sempre attori secondari con particine anonime!? Ecco, questo è uno di quelli. Putroppo, dato che è davvero un talento.
Michael Fassbender non ha deluso nel suo ruolo di proprietario terriero, folle e sadico, e oltretutto puritano di un puritanesimo malato e sporco.
Anche gli altri attori uno meglio dell’altro; l’unico che alla fine è stato normalissimo era proprio il più famoso, Brad Pitt, anche perché la parte non è che fosse tutta sta roba.
Tanto per fare qualche nome degli altri: Paul Dano, Lupita Nyong’O, Paul Giamatti. Nomi che non vi diranno nulla, eppure, io vi dico di tenerli d’occhio. Vi stupiranno.

Scenografia, ambientazione, o come diavolo si chiama, strepitosa. Quelle piantagioni risuonanti di spiritual, quei corpi curvi, madidi di sudore, quelle schiene spaccate dalla fatica e dalle fruste, quella terra bruna. Per contrasto, quelle bianche case coloniche e quel bianco cotone.

Come dicevo qualche giorno fa a un altro dei miei blogger preferiti, nelle storie, è la banalità del male che mi colpisce. Schiavi neri puniti e trattati come bestie da soma e, poco più in là, bianchi ricchi vivere la loro normalità, come nulla fosse.
Schiave nere, scelte come “predilette” dal padrone, che non solo erano costrette a subire l’attenzione sessuale degli uomini padroni, ma anche l’invidia e la rabbia delle mogli padrone, e la violenza da ambo i lati.

Prima che mi scordi, un’altra presenza che mi ha fatto piacere, sempre all’altezza del ruolo, un ruolo strambo e curioso, è stata quella di Benedict Cumberbatch, il mio Sherlock televisivo preferito.

Detto questo, ho anche apprezzato molto il fatto che il film non sia stato uno di quei pipponi strappalacrime, ma anzi è crudo e narra i fatti con spietato realismo. Fin troppo a volte.

È inutile dirlo, alla fine mi sono venuti un po’ gli occhi lucidi.                                                                                                                                                                                           Per fortuna, ho sempre le maniche delle maglie un po’ più lunghe 😀

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