STUDIO E CENTRI COMMERCIALI.

In questo periodo non riesco proprio più a andare a studiare nella MIA biblioteca. Dico “mia” perché ho passato in quel luogo (angusto) quasi tutti i miei pomeriggi, dai 17anni a qualche mese fa..

Improvvisamente ho realizzato di non sopportare più l’estremo caldo umido di quel luogo, in estate costellato da zanzare omicide più grandi che i piccioni che lì dimorano, in inverno riscaldamento a cinquanta gradi che mi fa sudare come una capra.
Ho scoperto di averne abbastanza di quei musi lunghi e di quei vestiti griffati. Di quelle maschere perfette già alle otto di mattina, che fanno a gara a chi è il più figo e il più intelligente.
Ho scoperto di avere bisogno di caldi sorrisi e di persone più umane. Di più voci che fanno da sottofondo.

Alla fine, a volte, vado a studiare al centro commerciale.
Nella sala grande. Ci sono ristoranti, fast food, ma sopratutto ci sono tanti tavolini, alcuni più visibili, altri più nascosti. Io ne occupo uno che non si vede, seminascosto.

Però, io, da lì vedo tutti: la giovane coppia che fa lo spuntino; il commesso che, appena finito il turno, vuole mangiare; la mamma extracomunitaria con cinque bambini treccioluti che fanno merenda, il gruppetto di ragazzini scemotti adolescenti che fan finta di fumare; la signora delle pulizie romena che mi chiede cosa studio…

Ho capito che quest’umanità varia mi affascina, mi fa sentire protetta. Proprio in questi momenti, in cui sono di nuovo in crisi, ho ancora bisogno di volti, per uscirne.
Sapere che dietro ogni vita c’è una storia mi affascina.

Stasera, nel tavolo vicino al mio, c’erano due persone. Un padre e un figlio. Il padre avrà avuto sui 65 anni, una faccia segnata dalle rughe, ma distinto, un po’ mi ricordava Sordi. Il figlio avrà avuto 40 anni ed era down. Mi facevano sorridere e sentivo il mio cuore pieno di gioia. L’uomo giovane ricordava all’uomo anziano tutte le incombenze che quest’ultimo avrebbe dovuto adempiere il giorno dopo, con grande precisione e meticolosità, con cura e con un grande amore.

Così sono tornata a casa felice e con una voglia di piangere un po’ particolare.

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