Archives for the month of: January, 2014

Colonna sonora di Django Unchained, film di Tarantino…

si, mi è piaciuto parecchio quel film 🙂

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Chi avrebbe mai pensato, allora,
di doverla incontrare
un’alba (così sola
e debole, e senza
l’appoggio di una parola)
seduta in quella stazione,
la mano sul tavolino
freddo, ad aspettare
l’ultima coincidenza
per l’ultima stazione?

Posato il fagottino
in terra, con una cocca
del fazzoletto (di nebbia
e di vapori è piena
la sala, e vi si sfanno
i treni che vengono e vanno
senza fermarsi) asciuga
di soppiatto – in fretta
come fa la servetta
scacciata, che del servizio
nuovo ignora il padrone
e il vizio – la sola
lacrima che le sgorga
calda, e le brucia la gola.

Davanti al cappuccino
che si raffredda, Annina
di nuovo senza anello, pensa
di scrivere al suo bambino
almeno una cartolina:
“Caro, son qui: ti scrivo
per dirti …” Ma invano tenta
di ricordare: non sa
nemmeno lei, non rammenta
se è morto o se ancora è vivo,
e si confonde (la testa
le gira vuota) e intanto,
mentre le cresce il pianto
in petto, cerca
confusa nella borsetta
la matita, scordata
(s’accorge con una stretta
al cuore) con le chiavi di casa.

Vorrebbe anche al suo marito
scrivere due righe, in fretta.
Dirgli, come faceva
quando in giorni più netti
andava a Colle Salvetti,
“Attilio caro, ho lasciato
il caffè sul gas e il burro
nella credenza: compra
solo un pò di spaghetti,
e vedi di non lavorare
troppo (non ti stancare
come al solito) e fuma
un poco meno, senza,
ti prego, approfittare
ancora della mia partenza,
chiudendo il contatore,
se esci, anche per poche ore.”

Ma poi s’accorge che al dito
non ha più anello, e il cervello
di nuovo le si confonde
smarrito; e mentre
cerca invano di bere
freddo ormai il cappuccino
(la mano le trema: non riesce,
con tanta gente che esce
ed entra, ad alzare il bicchiere)
ritorna col suo pensiero
(guardando il cameriere
che intanto sparecchia, serio,
lasciando sul tavolino
il resto) al suo bambino.

Almeno le venisse in mente
che quel bambino è sparito!
E’ cresciuto, ha tradito,
fugge ora rincorso
pel mondo dall’errore
e dal peccato, e morso
dal cane del suo rimorso
inutile, solo
è rimasto a nutrire,
smilzo come un usignolo,
la sua magra famiglia
(il maschio, Rina, la figlia)
con colpe da non finire.

Ma lei, anche se le si strappa
il cuore, come può ricordare,
con tutti quei cacciatori
intorno, tutta quella grappa,
i cani che a muso chino
fiutano il suo fagottino
misero, e poi da un angolo
scodinzolano e la stanno a guardare
con occhi che subito piangono?

Nemmeno sa distinguere bene,
ormai tra marito e figliolo.
Vorrebbe piangere, cerca
sul marmo il tovagliolo
già tolto, e in terra
(vagamente la guerra
le torna in mente, e fischiare
a lungo nell’alba sente
un treno militare)
guarda fra tanto fumo
e tante bucce d’arancio
(fra tanto odore di rancio
e di pioggia) il solo
ed unico tesoro
che ha potuto salvare
e che (lei non può capire)
fra i piedi di tanta gente
i cani stanno a annusare.

“Signore cosa devo fare,”
quasi vorrebbe urlare,
come il giorno che il letto
pieno di lei, stretto
sentì il cuore svanire
in un così lungo morire.

Guarda l’orologio: è fermo.
Vorrebbe domandare
al capotreno. Vorrebbe
sapere se deve aspettare
ancora molto. Ma come,
come può, lei, sentire,
mentre le resta in gola
(c’è un fumo) la parola,
ch’è proprio negli occhi dei cani
la nebbia del suo domani?

AD PORTAM INFERI – GIORGIO CAPRONI.

🙂 Ciao. Visto che oggi è il mio compleanno, ho deciso di mettervi qui una delle mie poesie preferite di tutti i tempi.

Proviene dal libro di poesie IL SEME DEL PIANGERE (1959). Qui il poeta, nella sezione Versi Livornesi, ci racconta tutta la vita della sua mamma, Anna Picchi, nata a Livorno e cresciuta in questa città.

La cosa che mi ha sempre colpito è il fatto che, nonostante Caproni abbia iniziato a scriverle sapendo della malattia di sua madre, ecco, nonostante questo, non c’è tono funebre o tragico. Ma, anzi, il tono è lieve, come la carezza della brezza marina in un giorno gentile.

In questa poesia Caproni ci racconta ” l’ultimo viaggio” di Annina ed è inutile dire che mi commuove come il poeta descrive la mamma, avvolta nella nebbia di un “clima” dantesco, tra i rumori di una stazione, mentre aspetta il suo incerto ma anche ineluttabile destino ed intanto indugia ancora sui grandi amori della sua vita, figlio e marito; e ormai il ricordo si sta velando e  ha le lacrime agli occhi…

è un capolavoro. E basta!

GIORNO PER GIORNO - 31 GENNAIO.

I giovani non dovrebbero mai cercare un cammino facile. Nessuno si sviluppa in un ambiente protetto. I giovani dovrebbero andare alla ricerca di sfide e difficoltà, trasformandole in valore e, tramite questa lotta, diventare individui di grande carattere e capacità.
DAISAKU IKEDA.

p.s: grazie sensei ❤
Ho tanta di quella gratitudine per il mio maestro che potrei riempirci un mare intero 🙂

COMPLEANNO!?

Siiii!!!
Oggi è il mio compleanno!!!
Un quarto di secolo…
mmm
buuuu 😦
🙂

IL MIO GIOVEDì.

Il mio giovedì è stato bello.
Ho rivisto dopo tanto i miei compagni di fede. Abbiamo fatto meeting di studio 🙂

Abbiamo letto un gosho di Nichiren… che non caso (il caso per il buddismo non esiste) c’entrava proprio con quello che ho passato in questi giorni.

I gosho sono lettere che Nichiren, monaco medievale che ha “fondato” questa corrente di Buddismo, scriveva ai suoi discepoli. Nichiren aveva studiato tutti gli insegnamenti del Budda Shakyamuni e, dopo anni di studio, aveva capito che solo il Sutra del Loto era l’unico che poteva portare tutti gli uomini alla Buddità, cioè all’illuminazione, alla condizione suprema del Budda. Il mio buddismo , infatti, viene chiamato Buddismo del Sutra del Loto.

Io sento molto vicino Nichiren, non a caso ho chiamato il mio blog proprio col suo nome, che in giapponese significa “sole-loto”.
Lo considero un rivoluzionario. Le sue idee, a quei tempi, avevano scombussolato molto tutto il panorama delle religioni, contando anche che in quel tempo i signori feudali che governavano il Giappone erano molto influenzarti dai vari maestri delle altre dottrine. Pensate solamente che Nichiren aveva capito che il Sutra del Loto poteva portare tutti alla Buddità, e non in un altro momento, non dopo la morte e non dopo ere ed ere di pratiche austere, ma in questa vita presente, così come siamo. Questo viene esemplificato nel XII capitolo del Sutra dalla figlia del re drago ( il re dei Naga) e da Devadatta che raggiungono entrambi la Buddità. Devadatta, rappresenta la malvagità, in quanto tentò di far fuori Shakyamuni in un modo molto subdolo. Mentre la storia della bambina drago è quella che mi comnmuove di più: raggiunse l’illuminazione nel suo corpo di bambina, femmina e mostro, solo perché aveva il cuore puro; lei donò al Budda una gemma preziosa, con quel cuore così aperto e  generoso.  Questo penso che, al tempo, fu la cosa che nessuno voleva accettare, infatti per molte scuole le donne potevano illuminarsi solo dopo millemilamilioni di anni di pratiche austere e,soprattutto, solo rinascendo uomo.

Venne duramente perseguitato durante tutta la vita, venne esiliato e cercarono di ucciderlo. Ma Nichiren non mollava mai, nonostante fosse odiato da tutti. E i suoi discepoli, poi, lo seguivano nonostante rischiassero la vita.

Mi stupisce sempre l’umanità che mostra verso di loro… gli dava persino consigli di salute 🙂 In una lettera che ho letto da poco addirittura raccomandava ad alcuni di essere cauti nel manifestare apprezzamento verso di lui, perché aveva paura che le autorità facessero loro del male.

Questa sera, mi sono commossa… toccava a me leggere… la lettera si intitola “I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia“. L’inizio dice così:

Un albero che è stato trapiantato non vacillerà, anche in presenza di forti venti,
se vi è un solido palo che lo sostiene. Ma anche un albero cresciuto nella sua sede
naturale può crollare se le sue radici sono deboli. Anche una persona debole non cadrà
se coloro che la sostengono sono forti, ma una persona di notevole forza, se si trova
sola, potrebbe perdere l’equilibrio lungo un sentiero accidentato.”

Solo da questa citazione, potete benissimo capire che io sono quell’albero, i pali che mi sostengono sono i miei compagni di fede e le radici sono quelle che sto cercando di crearmi, con immensa fatica, ma anche con tanta gioia nel cuore 🙂

P.S:  può benissimo essere che io abbia detto qualcosa di poco corretto,  ho studiato quasi tutto quello che so su questo Buddismo praticamente da sola,  dunque se qualche altro mio compagno di fede più esperto trovasse qualche imprecisione, mi farebbe piacere un avvertimento 🙂 Grazie ❤

GIORNO PER GIORNO - 30 GENNAIO.

Il Buddismo insegna che “tutti i fenomeni nell’universo sono manifestazioni della legge”. Spero che, capendo ciò, vi impegnate in una vasta gamma di studi con forza e determinazione.
Il cervello ha un potenziale illimitato come l’universo. Come manifestare allora il suo pieno potere creativo? Vi è solo un modo per fare emergere appieno la nostra capacità intellettiva: far lavorare di continuo la nostra mente.
DAISAKU IKEDA.

…passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore…

CHE POI, ALLA FINE...

Si, pensavo che, poi alla fine, quello che mi frega non è altro che la sensibilità.
E’ sempre la sensibilità…
che merda che è
🙂

“Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità”…

ECCO COME MI SENTO IO!!!
Ecco!!!
Esattamente così 🙂

…e chi mi prende la mano stanotte mio Dio
forse un ragazzo il mio uomo o forse io…

da SEI OTTAVI – RINO GAETANO.