Mio padre, un tranquillo uomo di provincia cinquantaquattrenne con un lavoro impiegatizio, non ha il cellulare.
Siamo quasi nel 2014 e lui non ce l’ha.

Mio papà si mette scarpe da ginnastica e maglie di venti anni fa e il risultato è realmente vintage. Non un vintage finto, come quello che va tanto di moda. Un vintage alquanto carino. (Odio il termine vintage, nello stesso tempo mi compiaccio nell’usarlo da tanto che mi sto sulle palle da sola).

Mio papà si mette una camicia presa in Kenya, nel 1984, durante il viaggio di nozze. Con mia madre, all’epoca sbarbina ventunenne con una testa di capella degni di afroman.
Questa camicia è color kaki con zebre e giraffe dipinte. Michia.

Mio papà è pelato, magro, ha gli occhiali con una montatura spessa e le lenti finissime.
Ha la faccia quadrata che io ho ereditato.

Se è per quello, ho ereditato tutti i suoi difetti. È iracondo, nevrotico e dispotico. È un talento nel tirare per le lunghe i litigi. Anzi, uno non ce l’ho (per fortuna!!!): ordine maniacale.
Il suo armadio è veramente vomitevole. Completi da lavoro messi in castigo, insieme alle cravatte, in un angolino; quando arriva a casa si fionda a levarsi tutta quella roba e si mette la tuta. E fin qui tutto ok.
Poi viene il peggio:
Camicie messe in ordine di colore.
Maglie messe in ordine di coloro.
Polo messe in ordine di colore.
Giacche e giubbotti messi in rodine di colore.
Pantaloni in ordine di colore.

MA.
Qualche pregio ce l’ha anche lui.
Legge qualsiasi giornale e sa sempre tutto, dal 1975 in poi.
Ha buoni gusti musicali che ho ereditato.
Legge.
Fa la voce grossa, ma poi è permissivo. (mia madre sembra santamariagoretti e poi mi prende a scopate dalla parte del manico. Da piccola volevo chiamare il telefonoazzurro).
Trova nomignoli geniali ed irripetibili.

Da piccola, quando mi chiamavano al telefono di casa, le persone sentivano cantare in continuazione. Mi chiedevano sempre (tutti): “Ele ma chi è che canta sempre a casa?!”-
La mia risposta era sempre la stessa: LA RADIO.

P.S: come dico spesso, qualcuno insinua che mi cambiasse i pannolini da  neonata. Io non ci credo.

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