“Ricordo un bambino un po’ malandrino, un piccolo coso vivace e curioso, pochi anni aveva, ma dieci diceva.
Giocava a pallone da vero campione, un’ala solista, un poco egoista. E questo perché giocava per sé.
I suoi occhi verdi spiavano attenti le dive del cine, le prime bambine. Aveva nel cuore le prime parole che lui non sapeva volessero dire Amore.
Correva sul molo per stare da solo, voleva esplorare il fondo del mare, cercava più in là nell’immensità.
Saltava all’ oscuro, il fosso ed il muro, cadendo giù esatto al modo di un gatto e, senza saperlo, amava sul serio.
Amava una zia con vera pazzia e le cuginette con le gonne strette, amava le artiste dele cine riviste, con santa passione amava le donne…
Per questo compone la prima canzone e quello che vuole lo mette in parole e in ogni poesia c’è malinconia, LA VITA SEGRETA, CHE UN GIORNO POETA, SI RICORDERÀ”.

Questa è una delle sue poesie che preferisco, perché, tra queste righe, c’è un lui bambino.
Qui, racconta la nascita del Vinicius poeta.

Advertisements