Jeff Buckley è nato in California nel 1966 ed è morto a Memphis nel 1997, per annegamento.

Suo padre era il musicista Tim, che lo abbandonò quando ancora era nella pancia di sua madre.

IL suo unico album si chiama Grace ed è uscito nel 1994, l’ho ascoltato la prima volta che ero piccola, a  casa.

Anche  Jeff, come il padre, mi emoziona, ma in modo diverso.

Non mi trasmette emozioni negative, ma mi emoziona comunque, perché la sua voce riesce a entrarti dentro con una facilità inspiegabile. Anche quando canta le canzoni di altri, come Lilac Wine di Nina Simone o Corpus Christi Carol, inno contenuto in un manoscritto del 1504.

La sua canzone che preferisco è LOVER, YOU SHOULD’VE COME OVER.

Vi consiglio di ascoltare l’Ep LIVE AT SIN – É, registrato live in un locale di New York di nome, appunto, SIN – É. Qui la sua voce è calda e a vvolgente, come un vero abbraccio, e la versione di Hallelujah, la sua canzone più famosa (che poi non è altro che una cover di Leonard Cohen), è indescrivibile, così perfetta  da non sembrare minimamente dal vivo. La sto ascoltando anche adesso e non riesco praticamente a scrivere.

Sulla sua morte, la madre Mary ha detto così: ” La morte di Jeff Buckley non ha nulla di “misterioso”, legato a droghe, alcool o suicidio. Abbiamo un referto della polizia, un altro stilato dal medico legale e un testimone oculare, che ci confermano che si è trattato di un annegamento accidentale e che il sig. Buckley era in un ottimo stato mentale prima dell’incidente“. Credo abbia ragione lei. Quella sera del 29 maggio 1997, Jeff era con il suo tecnico sul furgone, stavano andando a registrare. Chiese di fermarsi, perché voleva fare un bagno nel Missisipi, come peraltro aveva già fatto un milione di volte. Entrò in aqua e, poco dopo, passò un battello che, creando un gorgo, lo portò sotto. Così morì, ma penso che non sia nemmeno così tanto importante. L’importante è la musica.

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